Custodi del caos o chirurghi del sapere?

Custodi del caos o chirurghi del sapere?

Come sopravvivere all’anarchia dei libri secondo Ortega y Gasset e secondo Antonio Castronuovo

@ Francesca Nepori, 29 settembre 2026

La riedizione 2026 de La missione del bibliotecario di José Ortega y Gasset, pubblicata da Elliot Edizioni nella collana Lampi, non è una semplice operazione nostalgica, ma una scossa intellettuale che demolisce il cliché del bibliotecario come polveroso guardiano di un cimitero di carta per elevarlo a stratega della civiltà e della cultura contemporanea. Il saggio nacque originariamente come discorso inaugurale pronunciato dal filosofo spagnolo il 20 maggio 1935 a Madrid, in occasione del Secondo Congresso Internazionale delle Biblioteche e della Bibliografia i cui atti uscirono l’anno successivo nella «Revista de Occidente». Questo  intervento d’apertura, divenuto nel tempo celebre, acquista oggi una forza dirompente grazie alla traduzione fluida ed elegante di Carla Pinna e la magistrale cura e introduzione critica di Antonio Castronuovo, intellettuale eclettico già insignito del prestigioso Premio Nazionale per la Traduzione del Ministero della Cultura nel 2023.

Il fulcro teorico su cui l’opera rivela la sua attualità, a tratti sconcertante, risiede nell’analisi di Ortega y Gasset sulla sovraproduzione editoriale del libro, un fenomeno che il filosofo non esita a definire come una potenziale minaccia per l’umanità se lasciata a se stessa e non sapientemente guidata. Il filosofo spagnolo intuisce precocemente come l’eccesso di informazioni, anziché arricchire lo spirito, rischi di soffocarlo, trasformando la cultura in un peso insostenibile e la lettura in un atto di pura dispersione,  forsanche di semplice diversivo da cui si potrebbe comprendere la massiccia e totalizzante produzione di narrativa a discapito della letteratura e della saggistica.  Continua Ortega, infatti, ammonendo che «se ogni nuova generazione continua ad accumulare stampati nella misura degli ultimi secoli, la profezia del dramma diventerà realtà: la cultura, che doveva essere un faro, finirà per fare ombra alla vita», sottolineando come lo strumento del libro, se privo di una saggia regolamentazione, rischi di trasformarsi in una nuova difficoltà per l’uomo intrappolato nella sua stessa «giungla di carta», oggi anche giungla di internet.

Questa riflessione si collega idealmente alla visione di Jorge Luis Borges, in particolare nel racconto Funes, colui che ricordava, dove emerge l’importanza fondamentale della memoria selettiva: per poter pensare e vivere è necessario saper dimenticare e scartare il superfluo.  Nella sua premessa introduttiva, Castronuovo si sintonizza perfettamente con questa visione analizzando come il libro si sia trasformato da strumento di liberazione a potenziale elemento di saturazione intellettuale nel nostro presente digitale. In questo scenario, la missione del bibliotecario subisce una metamorfosi radicale: egli, come sottolinea Castronuovo nella premessa Il medico dei lettori, non deve più limitarsi a custodire i libri o a facilitare l’accesso alla conoscenza, ma deve assumersi la responsabilità quasi “chirurgica” di esercitare una spietata ma necessaria selezione, fungendo da filtro critico e da mediatore intellettuale attivo tra l’individuo e l’anarchia del sapere.

Questa riflessione sul controllo ma soprattutto sulla selezione del flusso culturale diventa il cuore pulsante di una nuova edizione, dove il rigore della curatela della versione italiana e la profonda sensibilità bibliofila di Castronuovo trasformano un classico del Novecento in una bussola indispensabile per orientarsi nel disordine informativo odierno.