Sul più alto dei sette colli di Roma: il Presidente della Repubblica al Quirinale
@ Francesca Nepori, 14 giugno 2026

Il libro di Valdo Spini intitolato Sul colle più alto edito da Solferino nel 2022 rappresenta una delle guide più affascinanti per comprendere i meccanismi che regolano l’elezione del Presidente della Repubblica in Italia. L’autore, che è stato deputato al Parlamento per otto legislature (fino al 2008), non sceglie la via del freddo manuale accademico ma preferisce adottare il passo del testimone d’eccezione forte della sua lunga esperienza come parlamentare e ministro che lo ha visto partecipare in prima persona a ben quattro elezioni presidenziali, tra cui, quelle di Francesco Cossiga e di Oscar Luigi Scalfaro. Questa prospettiva da insider trasforma il saggio in un racconto vibrante dove i passaggi storici cruciali si intrecciano costantemente con i retroscena di Palazzo e con le strategie segrete dei partiti fin dal momento fondativo dello Stato contemporaneo. La ricostruzione di Spini affonda le proprie radici nel clima appassionato e fecondo dell’Assemblea Costituente dove nacque il delicato equilibrio tra le istituzioni e vennero definite le caratteristiche di una figura di garanzia che avrebbe dovuto incarnare l’unità nazionale. Il volume mette in luce proprio lo slancio ideale e i compromessi necessari che in quella prima stagione portarono all’elezione di Enrico De Nicola inizialmente come capo provvisorio dello Stato e poi ufficialmente come primo Presidente della Repubblica Italiana dal primo gennaio 1948. Valdo Spini, però, considera il vero primo presidente della Repubblica italiana Alcide De Gasperi, il quale assunse i poteri di capo dello Stato, per tre sole settimane ma decisive per le sorti della Repubblica dalla decisione del popolo italiano dal Referendum del 2 giugno 1946. Questo punto di partenza storico risulta fondamentale per il lettore poiché dimostra come l’istituzione del Quirinale sia nata fin da subito sotto il segno di una profonda lacerazione tra due anime dell’Italia: quella monarchica e quella repubblicana. Il saggio prosegue inserendo altri esempi concreti e aneddoti (divertenti sono le citazioni di Pietro Calamandrei) che illuminano le dinamiche più complesse dei decenni successivi descrivendo con precisione il fenomeno dei franchi tiratori e spiegando come il voto segreto abbia spesso ribaltato pronostici che sembravano ormai certi. Un esempio perfetto di questa imprevedibilità emerge nel racconto delle storiche fumate nere del 1992 quando la candidatura di Giulio Andreotti venne logorata giorno dopo giorno dai veti incrociati fino a quando la tragica strage di Capaci non impose una drammatica accelerazione che portò all’improvvisa elezione di Oscar Luigi Scalfaro. L’autore ci accompagna con la stessa lucidità anche attraverso le trattative che condussero alle convergenze quasi unanimi su figure di altissimo profilo istituzionale come Carlo Azeglio Ciampi nel 1999 dimostrando come il Colle sia da sempre lo specchio fedele delle tensioni e delle tregue della politica italiana. La narrazione si spinge fino alla stretta contemporaneità e analizza la profonda crisi del sistema dei partiti che ha poi costretto le forze politiche a rifugiarsi per ben due volte nella rielezione del presidente uscente prima con Giorgio Napolitano e infine nel 2022 con Sergio Mattarella. Spini analizza questo doppio mandato non come una normale prassi costituzionale ma come il sintomo evidente di una transizione politica in cui il Capo dello Stato si trova a dover fare da arbitro e da garante della stabilità nazionale. Lo stile di scrittura, nitido e accessibile, si rivolge a un pubblico ampio rendendo il libro perfetto per chi desideri conoscere la storia dell’elezione del Presidente della Repubblica dalle origini a oggi ma soprattutto per coloro che vogliano comprendere i retroscena delle regole non scritte del potere in Italia.

