Tra pareti e parenti
Le famiglie e le case di Farinelli e Respighi
@ Antonio Castronuovo, 21 luglio 2026
Luigi Verdi è un musicologo e compositore che insegna al conservatorio di Santa Cecilia di Roma, città in cui è nato. Però ha studiato al conservatorio di Bologna e lì si è anche laureato in filosofia; aggiungo che io, quando capita, lo incontro all’Accademia Filarmonica di quella città, per cui non mi stupisce che – oltre a tutto il resto (doveroso possedere il suo grande Skrjabin pubblicato da Epos) – Verdi abbia dedicato ricerche a musicisti la cui vita si è snodata almeno in parte a Bologna. Ed è curioso notare che quelle ricerche si sviluppano lungo le inconsuete direzioni degli alberi ereditari e delle case d’abitazione. Inconsueto ma necessario: la musicologia si fa anche ricostruendo parentele, individuando antenati, localizzando i luoghi di vita dei compositori.

È questa la linea che Verdi ha infatti abbracciato per due sostanziose pubblicazioni con l’editore Diastema. Una di esse esamina tutti i rami della stirpe di Farinelli, il celebre castrato Carlo Broschi: una storia distesa su quindici generazioni, quattrocento anni di genealogia e l’identificazione dei luoghi in cui tutta quella gente ha vissuto: un contesto familiare assai complicato, costellato da eventi anche sorprendenti.
Ma se Farinelli scelse Bologna come “buen retiro” per gli ultimi anni di spudorata celebrità, Ottorino Respighi invece vi nacque, nel 1879, e il “buen retiro” lo elesse a Roma, dove si trasferì nel 1913 a seguito della nomina a professore di composizione al Liceo Musicale di Santa Cecilia, andando a vivere prima in una pensione, poi in via Nazionale 5, in un quartierino di Palazzo Borghese (il famoso “Cembalo”) e infine, a ottobre del 1930, nella villa “I Pini” di via della Camilluccia 37, dove chiese consigli nientemeno che all’architetto Marcello Piacentini e dove trascorse gli ultimi anni, fino alla scomparsa nel 1936. Tutto chiaro. E invece no: se uno a Roma si reca davanti al numero 37 della Camilluccia non ci trova nulla, per la ragione che il vecchio numero civico è stato sconvolto dal tempo.
A un musicologo che non disdegna la biografia è sorta, così, la voglia di capire quale sia la villa, e di redigervi un mezzo volume di grande interesse, che a me ha fatto sorgere subito una perplessità: siamo a novant’anni dalla morte di Respighi, che potrà anche non piacere universalmente ma ci ha lasciato, perdinci, incantevoli poemi sinfonici (alludo a Fontane, Pini e Feste romane, nonché a Vetrate di chiesa e al Trittico botticelliano) e dunque, possibile che nessuno per un secolo sia andato a fare una passeggiata alla Camilluccia e abbia notato che il numero 37 non esiste più? In quell’ipotetico punto c’è solo un doppio civico pari, 36-38, in cui si erge una villa di proprietà Andreani.
A Verdi non manca una pazienza davvero biblica, che gli ha permesso di tollerare le file di innumerevoli uffici romani: Soprintendenza Beni Architettonici, Archivio Storico Capitolino, Archivio Vincoli Monumentali, Agenzia Entrate, Servizi Catastali di Territorio e Ufficio toponomastica, con finale puntata alla Fondazione Cini di Venezia, scrigno che custodisce carte respighiane. Alla fine ce l’ha fatta: la villa “I Pini” è all’attuale civico 613, ma è altra cosa, un edificio alterato nel tempo, a partire dal quel 1936 in cui Respighi scomparve e la proprietà passò alla moglie Elsa Olivieri-Sangiacomo, cantante lirica e pianista.
Dopo vari anni, la signora volle vendere e la villa diventò dapprima, tra 1958 e 1977, una casa di riposo con annessa cappellina, per poi essere acquistata dall’Ambasciata della Repubblica Popolare della Cina e diventare uno dei suoi uffici. Ne discende che oggi non si può entrare tra le pareti che accolsero il compositore: si potrà solo, fuori dal muro di cinta, meditare sul fatto che là dentro, alla tastiera del pianoforte, Ottorino compose le ultime, magnifiche cose: il Metamorphoseon per orchestra, le Antiche arie e danze per orchestra d’archi, il Concerto a cinque per fiati, pianoforte e archi e poi i melodrammi o balletti Maria Egiziaca, Belkis regina di Saba e La fiamma. Non è poco, e tutto nacque là dentro, in territorio attualmente cinese.
Luigi Verdi, Famiglie e case di Ottorino ed Elsa Respighi; Famiglie del Farinelli e loro dimore, Treviso, Diastema, 2020 e 2025.

