@ Anna Di Mauro, 6 agosto 2026

Questo facondo romanzo inizia in India, nella casa dei nonni di Sonia e si conclude in India, nella Casa das Conchas della madre di Sunny. In mezzo c’è l’America, quella del sogno americano degli emigrati, ora degli ex colonizzati, scintillante, tecnologica, avanzata, individualista, miraggio delle classi abbienti di paesi in ascesa, come l’India. L’autrice, Kiran Desai, è una scrittrice indiana che vive tra New York, la Gran Bretagna e l’India, portandosi dentro e addosso la sua origine; La solitudine di Sonia e Sunny è il suo terzo romanzo. La Desai ha esordito nel 1998 con La mia nuova vita sugli alberi. Con Eredi della sconfitta ha vinto il Premio Booker Prize 2006. Ci sono voluti vent’anni per scrivere e pubblicare nel 2025 le oltre settecento pagine di cui è composto questo travolgente affresco dai toni elegiaci, smorzati da un sottile vero di ironia e da una descrizione circostanziata e impietosa dei dettagli di un quotidiano che si affaccia snodandosi tra marcescenze, sudori, sbavature, particolari che alla bellezza affiancano le brutture e gli squallori di una realtà incredibilmente sfaccettata, dove si incrociano faticosamente la cultura orientale e quella occidentale. Il suo è il prezioso punto di vista di una nuova generazione che si affaccia alla contemporaneità cambiando latitudine e senso del suo stare al mondo, senza dimenticare da dove viene.
La famiglia e la cultura indiana, intrecciate ai cosmopolitismi metropolitani di una inedita New York, si riverberano così nell’intera stesura di questo romanzo di formazione dalla scrittura ricca, densa, percorsa da fremiti di morte e rinascita, un fiume narrativo materico, come il Gange, splendido e terribile, limaccioso e puro, sacro e profano, contenitore di vita e di morte. Nella ponderosa e tuttavia scorrevole opera si rinnova la magia potente della parola generatrice di sogni, capace di aprire mondi sconosciuti, fitti di colori, suoni, sapori, odori, svelandoci i preziosi umori segreti di un paese che si è affacciato recentemente sul palcoscenico della storia.
Una miriade di personaggi afflitti dalla solitudine ruota intorno alla solitudine dei personaggi principali, Sonia e Sunny, come predica il titolo, e alle loro vite che scorrono parallele. I due giovani indiani non si conoscono ancora, ma sono stati destinati a un matrimonio combinato dai genitori, come è tradizione nel loro paese. Lei è una studentessa aspirante scrittrice, lui un giornalista. Vivono in America per avere un destino diverso dai loro avi.
Questo è ciò a cui aspirano le loro famiglie che provvedono economicamente al loro fabbisogno. Ma. Sonia piange al telefono. Si sente sola. Avrà così una relazione esaltante e distruttiva con Ilan, un eccentrico pittore. Sunny sembra più inserito. Lavora in un giornale, vive orgogliosamente con Ulla, una ragazza americana, ma quando lei lo lascia crollerà anche lui in una dolorosa solitudine e in una puntuale crisi di identità. I due ragazzi disorientati, abituati come sono ad essere sempre in compagnia dei familiari, come vuole la tradizione, si ritrovano soli, in balia di un malessere nostalgico, anche se non disgiunto dal sollievo di essere liberi, in un universo in bilico tra mondo reale e mondo immaginario, vecchio e nuovo. Sono alla ricerca di un centro di gravità che possa dare consistenza al loro essere, stretto tra tradizionalismi e desiderio di evoluzione.
I due inaspettatamente si innamoreranno, iniziando un percorso faticoso, interrotto da incrinature potenti, in un intreccio inestricabile di sentimenti esaltanti, degrado, abbandono, voglia di arrendersi. Ruotando con raffinato vigore intorno alla sensazione di solitudine, frutto dell’Occidente individualista, l’autrice sviluppa questo tema comune alla miriade di personaggi che costellano la vicenda narrata, mentre in un turbine inarrestabile di pensieri e immagini ci consegna alla speranza di una vita lontana dall’angoscia di sentirsi soli, impauriti, sfiduciati, capace di rigenerarci al di là e al di sopra della razza, del credo religioso, delle diverse latitudini, del sesso, dell’appartenenza.
Lo sguardo della scrittrice, donna, di origine indiana, ma che vive serenamente oscillando tra paesi diversi, è l’occhio indagatore che sbuca dai quadri del pittore Ilan, genio maligno che indossa l’Arte per sfuggire al baratro dei non amati, di chi, ferito nell’amore, ferisce a sua volta, in una catena infinita, che però può essere spezzata. Spezzare la catena insana che lega morbosamente un figlio alla madre, una figlia al padre, affrontare le paure che bloccano una sana vita affettiva, sono fari che nel romanzo ci illuminano di quella luce che solo l’immaginario può donarci. Tra le maglie di una società ibrida e piena di contraddizioni scorre inarrestabile l’amore, perno inamovibile di una condizione umana dove il riconoscimento e il rispetto di sé e degli altri fa fatica a farsi strada, ma è conditio sine qua non per una vita degna di essere vissuta.
In questo libro sulla solitudine, sulla scrittura, sulla solitudine dello scrittore, la Desai affronta con decisione i margini del dolore esistenziale, della forza di esserci comunque, con una parola vivificante, voce ineludibile e testimone tangibile di una generazione inedita che si rinnova espandendo le esperienze, senza abbandonare le sue radici.
Kiran Desai
LA SOLITUDINE DI SONIA E SUNNY
Adelphi editore
€ 25.00

