La cura dei libri “malati”

La cura dei libri “malati”

@ Francesca Nepori, 6 luglio 2026

Pubblicato da Gangemi nel 2024, L’Ospedale dei libri. L’Istituto di patologia del libro dalla fondazione all’ingresso nel Ministero dei beni culturali di Andrea De Pasquale è molto più di una semplice cronaca istituzionale. Il volume offre un viaggio affascinante nel cuore della tutela bibliografica italiana, raccontando la storia di una vera e propria clinica d’eccellenza per volumi malati: l’Istituto di patologia del libro. Fondato nel 1938 da Alfonso Gallo, questo centro fondamentale – ma spesso ignorato dal grande pubblico – è oggi noto come Istituto Centrale per la Patologia degli Archivi e del Libro integrato nel Ministero della Cultura e nato dalla fusione dell’Istituto di Patologia del Libro con il Centro di fotoriproduzione, legatoria e restauro degli Archivi di Stato.

A guidarci dietro le quinte di questo universo silenzioso è Andrea De Pasquale, una delle figure di massimo rilievo nel panorama bibliografico e istituzionale italiano. De Pasquale vanta una carriera straordinaria che lo ha visto dirigere le principali istituzioni culturali del Paese. È stato infatti alla guida della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, della Braidense di Milano, della Palatina di Parma e della Nazionale Universitaria di Torino, oltre ad aver ricoperto il ruolo di Sovrintendente dell’Archivio Centrale dello Stato. Attualmente ricopre la carica di Direttore Generale della Direzione generale digitalizzazione e comunicazione del Ministero della Cultura. Forte del suo percorso professionale, De Pasquale mette a disposizione del lettore non solo la sua competenza scientifica, ma anche una profonda conoscenza dei meccanismi ministeriali, elemento che rende la sua analisi storica lucida e ravvicinata.

Alfonso Gallo, fondatore dell’Istituto di patologia del libro, è la figura chiave che ha dato vita a questa istituzione nel 1938. La sua visione pionieristica ha posto le basi per un approccio innovativo alla conservazione dei libri e dei documenti cartacei, anticipando tecniche che sarebbero diventate standard in tutto il mondo. Alfonso Gallo, che immaginò un luogo dove i libri, come pazienti, potessero essere curati e salvati. De Pasquale ci fa conoscere non solo le sfide e le scoperte di Gallo, ma anche come la sua visione abbia ispirato generazioni di conservatori e restauratori.

Attraverso la consultazione di documenti archivistici, l’autore ricostruisce un percorso che non è solo una cronaca di fatti e date, ma una storia di uomini e donne che hanno dedicato la propria vita a preservare il patrimonio culturale italiano facendo conoscere come, fin dall’inizio, l’Istituto abbia adottato tecniche innovative per la conservazione preventiva e curativa, collaborando con esperti di tutto il mondo per sviluppare metodi sempre più efficaci.

Il percorso dell’Istituto non è stato lineare. De Pasquale descrive come l’Istituto abbia dovuto affrontare momenti di crisi e trasformazioni, adattandosi a nuovi scenari culturali e tecnologici. La sua integrazione nel Ministero dei beni culturali nel 1975 ha riconosciuto il suo ruolo essenziale nella salvaguardia del patrimonio culturale italiano, portando maggiori risorse e visibilità, ma anche nuove sfide, come l’allineamento con le politiche culturali nazionali e la gestione di progetti su scala più ampia.

L’Ospedale dei libri non si limita a raccontare la storia istituzionale di un centro di eccellenza per la salvaguardia dei volumi, ma invita a riflettere sul valore profondo della conservazione. Andrea De Pasquale riesce a trasmettere l’importanza del lavoro del restauratore, guidandoci dietro le quinte di un mondo nascosto per rivelare come il restauro conservativo sia un’opera d’arte a sé stante, guidata da dedizione, passione e innovazione. Il volume si rivela così un saggio prezioso che solleva il velo su una professione tanto silenziosa quanto vitale. Con l’autorevolezza di chi vive questo ambiente dall’interno, l’autore ci ricorda che la tutela del patrimonio librario non è una fredda pratica burocratica, bensì un’alleanza imprescindibile tra scienza e sensibilità culturale, indispensabile per proteggere la nostra memoria storica e tramandarla a chi verrà dopo di noi.