Il senso di “umanesimo”
@ Antonio Castronuovo, 7 luglio 2026

Emerge nel panorama degli studi filologici e storico-letterari sull’umanesimo un saggio di grande interesse, rigoroso nella ricostruzione ma di agile lettura, dedicato alla pratica scrittoria e libraria di Francesco Petrarca: Petrarca, i libri, le carte, che Monica Berté ha pubblicato con Carocci. Il pregio dello studio, ciò che lo apre anche agli interessi dei lettori colti non specialisti, è che sul saldo fondamento filologico s’innestano una storia della tradizione manoscritta e un affresco della cultura materiale del libro. I testi vi sono indagati come esito di un processo di elaborazione che può essere ricostruito attraverso bozze, varianti e carte di lavoro.
Sono così analizzati i codici postillati, gli autografi, le redazioni plurime e i materiali preparatori di Petrarca, autore che concepisce la scrittura come un processo aperto, sottoposto a continue revisioni. La nota che appare nel codice di abbozzi Vat. lat. 3196, «hec videtur proximior perfectioni», sintetizza efficacemente la tensione verso una perfezione sempre inseguita e mostra come l’insoddisfazione non sia segno d’incertezza, ma principio creativo e tratto distintivo della modernità petrarchesca.
Particolarmente riuscita è la sezione – corredata da un ricco apparato iconografico – dedicata allo studio delle postille, delle maniculae e dei segni grafici presenti nei libri posseduti dall’autore. L’autrice dimostra con efficacia come non si tratti di elementi marginali, bensì di autentici strumenti di lettura e di elaborazione intellettuale: selezionano passi significativi, stabiliscono rimandi, organizzano la memoria e anticipano temi destinati a riaffiorare nelle opere. La pagina manoscritta diventa così uno spazio di lavoro, dove testo e lettore dialogano di continuo, e in fondo sembra essere proprio questo il significato più profondo di “umanesimo”.
Il saggio si addentra anche nel mondo di Petrarca bibliofilo e della sua biblioteca – composta da circa duecento codici manoscritti – tracciandone un attraente profilo. Petrarca, infatti, non fu soltanto lettore, ma anche collezionista e promotore della trascrizione di codici antichi, dei quali curò spesso anche l’allestimento materiale. Inevitabile, allora, che il volume affronti la dispersione di questi manoscritti, oggi conservati in alcune fra le maggiori biblioteche europee: la Biblioteca Apostolica Vaticana, la Bibliothèque nationale de France, la Biblioteca Ambrosiana di Milano, la Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze e la Bodleian Library di Oxford. Una dispersione che rende complicata la ricostruzione della biblioteca originaria, ma che offre nuove prospettive sul percorso di trasmissione dei testi. Curiosa anche l’analisi dei libri erroneamente attribuiti alla raccolta petrarchesca, significativa testimonianza della fortuna postuma dell’autore.
Molte altre sono le prospettive offerte da questo saggio che – illustrando con rigorosa chiarezza la complessità dell’officina petrarchesca e mostrando come lettura, memoria e scrittura costituiscano un unico processo creativo – si rivela un contributo di primo piano, capace di coniugare il rigore dell’indagine con la capacità di suscitare forte interesse.
Come non bastasse, il libro richiama anche Petrarca Online, progetto di cui Monica Berté è una delle responsabili: un’iniziativa di grande modernità che rende interrogabili i testi e le loro stratificazioni, strumento prezioso per integrare la ricerca tradizionale con le potenzialità degli strumenti digitali.
Monica Berté, Petrarca, i libri, le carte, Roma, Carocci, 2025.

