Di operose quisquilie de-curatorizzate
@ Antonio Castronuovo, 22 giugno 2026

Nell’universo manganelliano delle concupiscenze librarie – cui Adelphi ci ha svezzato mediante due precedenti volumi che i manga-dipendenti carezzano con simile concupiscenza bibliofila – non poteva mancare la riproposizione, dopo quarant’anni esatti di assenza (1986-2026), delle Laboriose inezie. E se là, nelle Concupiscenze, si andava dall’Apostata a Zinov’ev, da Boccaccio a Nabokov, qua si spazia da Omero a Collodi, a fruttuoso riscontro di quanto il Manga fosse lettore onnivoro e onnipresente lungo la cultura dei secoli, e comunque recensore prospero ancorché forzato (acquisire un volume, compulsarlo, commentarlo per «Corriere della Sera», «Il Giorno», «La Stampa», «L’Espresso» e guadagnare due soldi).
Ventaglio ugualmente ampio, ma con una concorde unità di intenti che meglio caratterizza questa collezione di «futili, miserabili, irresponsabili recensioni» (come le definiva il Manga); una raccolta che sciorina una compattezza, una coesione di tal grado da non reclamare curatore: sono state prese le vecchie Laboriose inezie e le si è riprodotte tali e quali. Ecco dunque un limpido volume che parla da solo, libero da ogni laccio, “de-curatorizzato” se proprio vogliamo richiamare il candore dei comuni “de-nuclearizzati”. Che candidi non resteranno quando il fall-out radioattivo dell’eventuale Bomba si poserà a nebbia anche sui loro tetti, così come il moto definitorio della recensione manganelliana – ormai formula di «buffoneria biodegradabile» accolta nelle stanze della critica letteraria – si riflette e amplifica dentro queste Operose quisquilie, tanto per riformulare il titolo con sinonimi.
Quisquilie (ovvero inezie) perché il Manga giudicava le recensioni come pezzi fatui di un genere letterario «più infimo che minore»; operose (ovvero laboriose) perché basta leggerne una per capire che redigerla richiede una faretra di cognizioni, le cui frecce sono scoccate – con apatica precisione – nei punti sensibili del pezzo in costruzione.
Inezie laboriose che comunque avviluppano alla genialità retorica del Manga, quel denso miele che sa di acacia, o castagno, o eucalipto, o tiglio a seconda dell’opera recensita. E così gli Inni omerici, ancorché impregnati di “omericità”, non hanno goduto della sfacciata fortuna del nulla che sta dietro il nome di “Omero”. E il risveglio di Pinocchio in forma di «ragazzo come tutti gli altri» invece di ergersi a destino di diligente normalità, diventa scena drammatica in cui l’adolescente perde d’un colpo i doni che facevano di lui una giubilante monade: solitudine e diversità.
Dopo una cascata di riedizioni e di scoperte manganelliane, Adelphi recupera un libro magnifico e compiuto, nelle cui pagine solo il filologo soffrirà: forse che nell’edizione 1986 c’erano refusi qui corretti? forse che in qualcuno dei pezzi c’è un suppletivo lacerto di prosa scordato nella prima edizione? Ecco, così il filologo si rovina l’esistenza, noi no: noi leggiamo o rileggiamo adesso con identica euforia capricciosa, voluttuosamente presi dalle spire del magniloquente Giorgio. Personalmente, mi abita adesso la gioia di avere entrambe le edizioni: la vecchia sarà riposta in pergamino, questa nuova è già diventata sede di glosse e postille. Atti futili e miserabili, come le recensioni del «buffone del buffone», il Manga appunto.
Giorgio Manganelli, Laboriose inezie, Milano, Adelphi, “Biblioteca Adelphi”, n. 785, 2026.

