“Per tutte le donne che sono state e per tutte le donne che vivranno dopo di noi”
@ Anna Di Mauro, 18 maggio 2025

Con queste parole Virdimura, la prima donna della Sicilia consacrata medico, dedica il suo operato all’universo femminile. Vissuta a Catania nel 1300, dissepolta dalla penna ricca e gentile di Simona Lo Iacono nell’omonimo romanzo “Virdimura”, da cui è tratta la pièce teatrale, la medichessa dei diseredati vive in calda carne e fresca voce con Donatella Finocchiaro, ripercorrendo le tappe essenziali del cammino originale, coraggioso, salvifico, stupefacente, di questa bimba nata mentre la madre moriva, allevata con amorosa sollecitudine dal padre Urìa, medico ebreo e uomo caritatevole, perseguitato, che sarà costretto ad abbandonarla, lasciandole due bauli della sua arte medica e un grande esempio di cura del corpo attraverso le cure dell’anima. “Avanguardie di un altro sistema solare” direbbe Franco Battiato, in un Medioevo dai contorni ispidi e asfittici, in cui la conoscenza dei corpi era ancora imprecisa, tantomeno il loro rapporto con la psiche. In una Catania resa scenograficamente da mura laviche intorno a uno spazio falciato suggestivamente da coni di luce su cui si susseguono le scene in una costante ricerca estetica evocativa di atmosfere medievali, tra incessanti coralità e bei costumi finemente elaborati, rivivono le gesta della nostra eroina, protetta e nutrita prima dal padre e poi dall’amorevole marito Pasquale, anche lui medico, due essenziali figure maschili positive.

Pur ferita dall’assenza materna e da un contesto sociale ostile, lei, rimasta orfana e vedova, una donna sola, ebrea, conoscitrice dei segreti delle erbe e delle arti mediche, riuscirà ad avere un riconoscimento scritto della sua professione, dando un senso alla sua esistenza, accanto ad altre donne ferite nel corpo e nell’anima da un sistema brutale e misogino. La cura amorevole è la cifra su cui si confrontano i due mondi contrapposti che Virdimura domina, imponendo con dolce determinazione la propria identità essenziale. Accanto al dolore e alla pietas sono state introdotte due matte, figure emblematiche, la cui vis comica e giullaresca è affidata alle frizzanti Margherita Mignemi e a Olivia Spigarelli, che stemperano in un sorriso il dramma delle donne strette tra l’abbandono e la violenza, mentre i canti e le musiche di sapore popolare a cura di Etta Scollo danno corpo canoro allo spettacolo, teso tra una matrice letteraria e una necessità di spettacolazione. Unite per trovare un equilibrio tra le due forme d’arte, con l’adattamento teatrale la Demattè e con la regia Cinzia Maccagnano, le due artiste hanno cercato la possibilità di un punto d’incontro, sfrondando i barocchismi retorici l’una, creando con la consueta abilità continue soluzioni sceniche d’effetto l’altra, in un tandem di esperita affabulazione poetico-canora, a vestire sapientemente la straordinaria storia di una straordinaria donna.
VIRDIMURA
di Simona Lo Iacono
Guanda, 2024
drammaturgia Angela Demattè
regia Cinzia Maccagnano
musiche Etta Scollo
scene Andrea Taddei
costumi Dora Argento
luci Gaetano La Mela
foto di scena Antonio Parrinello
con Donatella Finocchiaro
e Margherita Mignemi, Franco Mirabella, Olivia Spigarelli, Luana Toscano, Franz Cantalupo, Giorgia Boscarino, Ornella Brunetto, Chiara Barbagallo, Luna Marongiu
produzione Teatro Stabile di Catania e Teatro Biondo Palermo
Al Teatro Verga di Catania fino a Domenica 17 Maggio

