Il profumo della letteratura

Il profumo della letteratura

@ Romano A. Fiocchi, 1 giugno 2026

Di Francesco Permunian ho letto e conservo quattordici libri, che non sono pochi ma non esauriscono la sua bibliografia. Tre li ho recensiti sul blog letterario Nazione Indiana, uno sulla rivista Finnegans. A un altro, la Piccola antologia della peste, ho addirittura collaborato. Ci siamo anche stretti la mano di persona alla presentazione del suo Costellazioni del crepuscolo, nel 2017, presso una delle tante librerie indipendenti milanesi ormai scomparse, la Libreria Utopia.

Sì, sono un lettore di Permunian. Lo sono perché Permunian è uno scrittore che popola la landa desolata del XXI secolo portando con sé tutto il bagaglio culturale del Novecento da cui proviene. Lo fa allestendo una macchina narrativa unica. Perciò è di difficile catalogazione, al punto che sono arrivato a intitolare un mio articolo «Permunian come genere letterario».

Anime farfuglianti nella notte, edito da Palingenia, ne è un’ulteriore prova. Non solo, è anche la prova che l’editoria di alto livello, dove l’oggetto libro e il testo si fondono in un connubio artistico di eccellenza, non si è ancora estinta. Queste le caratteristiche del volume: copertina rigida telata con il marchio Palingenia calcografato al centro, sovraccoperta a colori in carta vergata, pagine interne stampate su carta avorio Favini Aralda con grammatura consistente. Qui le parole di Permunian prendono il profumo della carta e trasmettono alla carta il profumo della letteratura.

Il testo è suddiviso in «mezza centuria» di microstorie che si rincorrono e si intrecciano, con personaggi veri o finti che passano da una storia all’altra. Tutti i personaggi di Permunian sono vivi, siano essi realmente esistenti o siano inventati dall’autore. Perché tutti sono voci «farfuglianti nella notte». E se i titoli delle microstorie sono di un sarcasmo assoluto (un paio di esempi: La befana lussuriosa, oppure Helena Hoxa la Sciacquona), i nomi dei personaggi sono divertenti e grotteschi, spesso spagnoleggianti come l’indimenticabile Joaquín Murieta di Volponi.

Elenco i più ricorrenti di questo libro: Romolo Maria Podrecca, Emerenziano Furegòn, la gran capessa Mariana Quintero Hoffman, il vecchio e acclarato sodomita Leonides Del Castro, tutti aventi a che fare con la casa editrice Bellas Letras, parodia del gran circo dell’editoria italiana. Quindi Vilfredo Vanelli, che apre la Parte Seconda del libro, ovvero la storia dell’archivio fotografico Vanelli di Gardone Riviera, con la folla di larve umane che il padre e lo zio di Vilfredo – annegati nell’Adige a seguito di incidente stradale – hanno impresso su migliaia di rullini fotografici nel corso della loro pluriennale attività. Spunta in diverse microstorie il terribile presidente del Circolo della Fratellanza Cristiana, Valentiniano Della Pippa, che cadrà vittima della «accoltellatrice solitaria».

L’immane e confuso brulichio di ombre inventate si mescola, come dicevo, con quelle vere. Ne cito alcune: il controverso psichiatra Paul Julius Moebius, lo slavista Angelo Maria Ripellino, il filosofo Anacleto Verrecchia, un D’Annunzio edentulo e in piena decadenza, ma soprattutto gli amati Tadeusz Kantor e Antonin Artaud. Infine Bruno Schulz, il cui Messia, «la sua ultima opera dispersa negli abissi della Seconda guerra mondiale», è l’ossessione di Vilfredo Vanelli e un sogno impossibile per Permunian.

Microstorie che compongono una macrostoria, alternanza di voci narranti, infine la lingua. L’ho scritto altre volte: epurato il libro di tutti i suoi ingranaggi narrativi, resta il linguaggio, la potenza della scrittura di Permunian, nitida e tagliente, ruvida e colta, che si accosta alla maniera dantesca. Intendo di quel Dante che passa con disinvoltura dalle più volgari parole del volgare ai termini colti delle citazioni latine ed ebraiche.

Francesco Permunian, Anime farfuglianti nella notte. Mezza centuria di microstorie sul fallimento come opera d’arte

Palingenia, 2026

Collana «I bacari»

288 pagine

29,00 euro