Da Nizza a Parma: gli incomodi della salma di Paganini
@Antonio Castronuovo, 24 marzo 2026
Se si consultasse un registro dei concerti che Paganini tenne in giro nella prima metà dell’Ottocento per l’Europa si resterebbe allibiti per la quantità di eventi e spostamenti. Nella sua biografia sul virtuoso violinista, Danilo Prefumo riporta ad esempio un elenco dei concerti del 1829 tra Germania e Polonia: settantadue esibizioni in parecchie città, senza contare quelle private per nobili e regnanti.
Per un paradossale, anche persecutorio destino, la frenesia dei viaggi in vita segnò un po’ anche la vicenda mortale di Paganini: scomparso a Nizza nel 1840 in odore di stregoneria, il vescovo della città ne vietò la sepoltura in terra consacrata. Seguirono appelli e ricorsi degli amici, ma varie sentenze del tribunale arcivescovile stabilirono che nulla si poteva fare: il corpo fu imbalsamato e messo in cantina. Solo nel 1853 le istanze furono accolte e la salma fu trasportata a Gaione – la frazione di Parma in cui Paganini possedeva una grande villa – e inumata nel locale camposanto: altri 23 anni per passare nel cimitero della Villetta di Parma, dove la salma riposa a pochi metri da Giovanni Bottesini, altro celebre virtuoso italiano, ma di contrabbasso.
E proprio da questa intricata storia prende le mosse il volume-dossier che un nutrito gruppo di musicologi ha montato scandagliando archivi di Nizza, Torino, Genova, Gaione e Parma, un lavoro di équipe che ha infine permesso di raccogliere un’ampia quantità di documenti sul caso, a partire dal primum movens: una lunga supplica degli esecutori testamentari di Paganini al vescovo di Genova posseduta da Vittorio Laura, collezionista genovese e guarda caso – in quanto editore di una bella collana di simpatiche plaquette in pochi esemplari – amico di chi scrive.
Il volume trascrive e pubblica quei documenti, aprendosi però con un ricco saggio storico sulle vicissitudini della salma e con un curioso capitolo dedicato al diritto canonico applicato per il diniego vescovile di sepoltura. Alla fine il compatto volumetto – che sembrerebbe idoneo solo a storici della musica – diventa un intrigante percorso anche saggistico sulla micro-storia della salma di Paganini e sue traversie: dalla morte il 27 maggio 1840 al 9 novembre 1876, giorno in cui finalmente la salma fu portata in Parma città: 36 anni di riposi mortuari, che sembrano segnare non la morte ma ancora la vita di Paganini. Non si lasciano forse opere per essere ricordati? Nel suo caso, il violinista lasciò opere ma anche una salma che ha scatenato una fitta rete di reazioni canoniche e controreazioni laiche, tenendo per così dire ancora in vita il personaggio: solo dal 1876, finito il paradosso, Paganini riposa infatti in maniera definitiva, e da quel momento comincia anche il vero oblio…
L’affaire Paganini. La vicenda post-mortem, a cura di Mariateresa Dellaborra, Roberto Iovino, Nicole Olivieri, Danilo Prefumo, Roma, Società Editrice di Musicologia, 2025.

