L’ambigua relazione tra chi chiede e chi governa

L’ambigua relazione tra chi chiede e chi governa

@ Francesca Nepori, 24 marzo 2026

Saggio storico che scava sotto la superficie del fascismo e ne restituisce un volto inatteso, quasi intimo: questo è Un monumento di carta, assai interessante lavoro di ricerca che, pur dedicato al fascismo, non presenta mai proclami o visioni di piazze oceaniche: solo le lettere che migliaia di italiani inviarono a Benito Mussolini, fogli fragili, pieni di errori e speranze.

Al centro del racconto spicca l’imponente archivio della Segreteria particolare del Duce, oggi custodito dall’Archivio Centrale dello Stato: una massa sterminata di richieste, suppliche, denunce, raccomandazioni. Quando giungevano, le lettere erano registrate, classificate e smistate con efficienza aziendale. A governare questo flusso erano i segretari personali del Duce, figure chiave e poco note come Cesare Rossi, Giovanni Marinelli, Guido Buffarini Guidi e soprattutto Nicola De Cesare: furono loro a organizzare e rendere sistematico il lavoro della segreteria, loro a filtrare la corrispondenza, decidere le priorità, predisporre risposte uniformate o attivare interventi concreti, costruendo così l’immagine di un Mussolini accessibile e prossimo agli scriventi, anche quando quel rapporto era solo mediato.

Da queste voci emerge un paese lontano dalla retorica ufficiale: povero, vulnerabile, spesso affranto. Donne disperate, uomini disoccupati, famiglie in difficoltà si rivolgono al Duce come a un padre – più che a un dittatore – chiedendo aiuto, lavoro, ascolto. E proprio nello scarto tra realtà e propaganda il libro trova una buona forza narrativa: il consenso non appare solo imposto, anche costruito attraverso una relazione emotiva, alimentata dalla macchina amministrativa della segreteria.

Da questo meccanismo emerge nitidamente il controllo rigoroso che Mussolini esercitava sulla propria immagine pubblica. La segreteria non era solo ufficio amministrativo, ma una vera officina di rappresentazione: ogni risposta contribuiva a rafforzare il mito del capo giusto, infallibile e attiguo al popolo. Mussolini curava con attenzione questo edificio, intervenendo talvolta direttamente o imponendo linee precise, affinché la propria figura apparisse insieme paterna e autorevole. L’accesso al Duce, pur rigidamente indiretto, doveva sembrare ammissibile; la distanza del potere, invece, era mascherata da una rete di risposte che simulavano attenzione e ascolto.

Un saggio di chiaro stile, ma traversato da una nota di costante tensione: ogni lettera è una piccola storia che rivela bisogni reali e illusioni profonde. Ne risulta un racconto corale, dove la storia si fa inquieta e concreta. Quella massa di missive, quel “monumento di carta” non celebra il potere: lo mette a nudo, mostrando quanto fragile e ambigua possa essere la relazione tra chi chiede e chi governa.

Giovanni De Luna e Linda Giuva, Un monumento di carta. La Segreteria particolare del Duce 1922-1943, Milano, Feltrinelli, 2024.