Baruffe e amori ridicoli nell’intramontabile Goldoni allo Stabile di Catania
@Anna Di Mauro, 30 marzo 2026
Gli innamorati sono sempre soli… cantava Gino Paoli. “Gli innamorati” della celebre commedia di Carlo Goldoni, qui non sono esattamente soli, tranne quando si appartano in una teca, bensì al centro di una sarabanda familiare di zii, sorelle, corteggiatori, servitori, un pittoresco entourage in seno al quale si celebra ancora una volta l’impeto amoroso, condito da inevitabili follie dettate dalla insana gelosia di Eugenia e Fulgenzio, giovani amanti in preda ai parossismi dell’amore, qui sgambettanti tra gallinacci e piroette. Si amano, ma litigano continuamente, allontanandosi e avvicinandosi incessantemente, in un delicato equilibrio che richiede doti acrobatiche e funambolismi.
Goldoni nell’introduzione alla commedia esplicita chiaramente il suo intento “Specchiatevi, o giovani, in questi innamorati ch’io vi presento; ridete di loro, e non fate che si abbia a rider di voi”. La fragilità umana si dispiega in un assetto tragicomico che punta sull’approfondimento psicologico dei personaggi, fuori dagli schemi imposti dalla Commedia dell’Arte, dando forza e spessore alla Riforma goldoniana. Contemporaneamente l’autore, spettatore e protagonista di cambiamenti epocali, sottolinea il greve comportamento di un‘obsoleta nobiltà, ridicolizzandola, ma in questa edizione tuttavia non abbastanza.
Nell’allestimento proposto dal regista Roberto Valerio questi due elementi chiave non spiccano adeguatamente. Il risultato è una scialba storia, nè comica né tragica, nonostante i lodevoli sforzi della coppia Massimo Cimaglia e Valentina Carli, nei panni di Fulgenzio ed Eugenia. L’attualizzazione della regia trasporta il settecento milanese in epoca contemporanea, lasciandone intatta la lingua e lo stile, in un contrasto teso a sottolineare l’eternità del tema, ma l’originalità della pièce è tuttavia forzatamente sottolineata da un bizzarro impianto scenografico, in cui galli e struzzi giganteggiano accanto a un’icona egizia, in palese contrasto con la quotidianità, rappresentata da un frigorifero, creando effetti stranianti, acuiti da giochi di luce e da una teca che propone l‘esposizione e l’isolamento.
Due giovani dunque si amano malamente, tra baruffe e riconciliazioni. La vicenda già complessa dei due innamorati viene ulteriormente complicata dall’atteggiamento di Fabrizio, lo zio di Eugenia, che ostacola le nozze della nipote con Fulgenzio per motivi di interesse e che quindi progetta di maritarla con un ricco gentiluomo, invitato prontamente a pranzo per incamerare le sue presunte ricchezze. Così non è. Ma Eugenia, in balia di una feroce gelosia per la cognata di Fulgenzio, affidatagli dal fratello, per vendicarsi della frequentazione dei due cognati, finisce per accettare le nozze proposte dal nobile e spiantato zio, scatenando la disperazione di Fulgenzio e ulteriori trambusti. L’inevitabile lieto fine suggellerà il nuovo corso intrapreso dalla classe borghese: il trionfo dell’amore e della saggezza sulla bieca salvaguardia degli interessi economici.
La commedia è qui affidata a una debole coralità dove servi e padroni, parenti ed estranei convivono semplicemente. “Gli innamorati” rinsaviti, in pace e armonia si congedano dal pubblico, lasciandoci con il dubbio di avere sognato. Dov’era Goldoni? Si chiede l’insigne professor Aristogitone.
GLI INNAMORATI
di Carlo Goldoni
adattamento e regia Roberto Valerio
con Massimo Cimaglia, Loredana Giordano, Valentina Carli, Leone Tarchiani, Maria Lauria, Lorenzo Carpinelli, Damiano Spitaleri, Alberto Gandolfo
scene e costumi Guido Fiorato
musiche Paolo Coletta
produzione Accademia Perduta/Romagna Teatri, La Contrada Teatro Stabile di Trieste, La Pirandelliana in collaborazione con Comune di Verona – Estate Teatrale
Al Teatro Verga di Catania fino a Domenica 29 Marzo

