La Belle Époque tra Can Can e vedove allegre ci riporta al sogno di pace dell’Europa prebellica. Teatro Bellini di Catania
@Anna Di Mauro, 12 marzo 2026
L’operetta sta all’opera come la commedia alla tragedia. Né più né meno. Eppure questo genere è rimasto relegato nell’ombra fino alla sua scomparsa, per una forma di pregiudizio estetico. Se uno spettacolo fa piangere è meritorio, se fa ridere ha una valenza negativa, sa di superficialità, di frivolezza. A sfatare questi vecchi schemi l’operetta appare oggi nel cartellone dell’Ente lirico catanese, in una accurata edizione, al pari con le opere delle sue pregiate sorelle.
La vivace partecipazione e l’entusiasmo del pubblico sono la risposta a questa scelta coraggiosamente popolare, che riporta sul palco una delle operette più famose del primo Novecento “La vedova allegra” di Franz Lehár e Victor Léon, arricchita in questa edizione, firmata da Alessandro Idonea, da inserti di barcarole di Offenbach, canzoni napoletane da cafè chantant, piccoli cammei recitati inediti, drammatici o nostalgici, che gettano un’ombra sull’atmosfera di allegria e spensieratezza di un genere che si differenziava dal melodramma per gli argomenti leggeri e a lieto fine, mescolando il recitato al cantato. La nascente e poi affermata borghesia si divertiva così.
Affermatasi in Europa, soprattutto in Francia, dove nacque, e in Austria, fino agli anni trenta, l’operetta declinerà ben presto con le due guerre mondiali, tramutandosi successivamente in varietà, cabaret e musical. La trama de “La vedova allegra”, 1905, l’operetta più celebre, si innesta in quella satira sociale che fa l’occhiolino a vizi e magagne della società borghese, dalla cupidigia alle infedeltà coniugali, sempre vissute con effetti comici e caricaturali.
Le donne qui vengono presentate come creature ambigue, misteriose e intriganti, o oggetto di piacevole evasione, il che ci riporta alla concezione della condizione femminile ancora subalterna. Ambientata a Parigi tra feste, balli, intrecci amorosi, tipici dei vaudeville e dei singspiel, la vicenda ha come protagonisti Hanna e Danilo, entrambi originari del paese di Pontenegro. Si erano amati un tempo, ma le condizioni di povertà della ragazza a fronte dell’agiata nobiltà del conte, li aveva inesorabilmente allontanati. SI ritrovano ospiti dell’ambasciatore pontevedrino Zeta, che tenta di unirli in un matrimonio di interesse per incamerare il patrimonio di Hanna, ora una ricchissima vedova; qualora sposasse uno straniero il suo denaro andrebbe perduto.
In realtà Hanna ama ancora Danilo e cercherà di ingelosirlo fingendo di essere fidanzata con il parigino Camille De Rossillon, in realtà invaghito di Valencienne, moglie dell’ambasciatore, che lo ricambia segretamente. Il piano dell’ambasciatore sembrerebbe crollare per avere scoperto la coppia a colloquio amoroso, ma la moglie dell’ambasciatore viene prontamente scambiata con Hanna dal factotum cancelliere pontevedrino Njegus, elemento spiccatamente comico ben reso dal poliedrico Giovanni Calcagno, che salva le apparenze, ma non la coppia dei due innamorati che si era finalmente ritrovata.

Il gesto salvifico infatti allontana ancora una volta Hanna e Danilo, che pensa di essere stato tradito, ma i nodi finalmente si scioglieranno in un colloquio chiarificatore. Gran finale in un tripudio di musica e ballo. In realtà la loro storia d’amore si troverà presto impigliata nelle maglie della prima guerra mondiale, annunciata nel cammeo recitato iniziale della coppia indigente e stremata dalla fame in un cupo scenario di guerra, e nel finale che dopo il travolgente Can Can vedrà la coppia allontanarsi mormorando nostalgicamente che era un sogno, un magnifico sogno…
Allestita con evocativi arredi in stile déco e toilette d’epoca, l’operetta risuona nelle sue famose e deliziose arie, opportunamente eseguite dai dotati artisti accompagnati dall’orchestra e dal coro del Bellini e dalle coreografie del Balletto del Sud. Punteggiano la vicenda la romanza della Vilja, interpretata con finezza dal soprano Mihaela Marcu, il vivace e squillante Vo da Maxim, del baritono Mario Cassi, il trainante concertato per voci maschili di È scabroso le donne studiar, e per finire il romantico duetto finale di Hanna e Danilo, Tace il labbro.
Tra scroscianti applausi e festosi battimani si chiude tra sprazzi di allegria e un velo di malinconia il sogno di un’Europa di pace e prosperità. Di lì a poco il rombo degli aerei avrebbe annunciato il primo conflitto mondiale. Su quel sogno cala la tela.
La Vedova allegra
Operetta in tre parti di Victor Léon e Leo Stein
Musica di Franz Lehár
Direttore Roberto Gianola
Regia Alessandro Idonea
Scene e costumi Giacomo Callari
Drammaturgia e coregia Giandomenico Vaccari
Video Leandro Summo
Coreografie Fredy Franzutti
Corpo di ballo Balletto del Sud
Allestimento del Teatro Politeama Greco di Lecce in collaborazione con la Fondazione Teatro Goldoni di Livorno
Hanna Glawari Mihaela Marcu/Francesca Tiburzi
Danilo Danilowitsch Mario Cassi/Michele Patti
Valencienne Jessica Nuccio/Evgeniya Vukkert
Camille de Rossillon Matteo Falcier/van Tanushi
Mirko Zeta Fabrizio Brancaccio/Paolo Ingrasciotta
Njegus Giovanni Calcagno
Orchestra,Coro e Tecnici del Teatro Massimo Bellini di Catania
Balletto del Sud
Al Teatro Massimo Bellini di Catania fino a Venerdì 13 Marzo

