Riccardo III. Un’indagine sulle radici del Male in un raffinato spettacolo con la grande Maria Paiato
@Anna Di Mauro, 28 febbraio 2026
Costumi e arredi apparentemente d’epoca, viola e amaranto in variegate sfumature, chiome e arredi bianchi come il grande e lungo tavolo semovente, simbolo di una convivialità distorta, unico elemento scenografico sormontato dal simbolo della morte che incombe, la bara di Enrico IV sospesa in alto, una moltitudine di sedie via via trascinate fuori dai morti, in una sorta di simbolica sinfonia degli addii ante litteram. In questa raffinata e surreale veste scenografica si dipana sui legni del Verga la truce parabola dello shakespeariano Plantageneto “Riccardo III”, indagato nell’ascesa dei suoi crimini dalla raffinata penna del Bardo, storpio nel corpo e nell’anima, beffardo e sornione, reso con credibile disumanità dalla inusuale versione al femminile del protagonista, l’impeccabile Maria Paiato nella sua cinica versione di una delle figure più emblematiche della drammaturgia.
L’incipit e la chiusura del dramma risuonano nei secoli con la loro affascinante pregnanza: L’inverno del nostro scontento… e Un cavallo! Un cavallo! Il mio regno per un cavallo, a sintetizzare la sua ferita nascosta e il suo disperato tentativo di salvezza. Rimangono con Essere o non essere, tra le frasi celeberrime di una delle produzioni più faconde e complesse del linguaggio teatrale. Dunque ecco questa nuova edizione del “Riccardo III”, una delle prime tragedie di Shakespeare, scritta nel 1592, con l’apprezzabile regia di Andrea Chiodi e la robusta interpretazione di una grande Maria Paiato.
L’azione si svolge in Inghilterra, durante la Guerra delle due Rose, che ha visto drammaticamente di fronte due rami della nobile stirpe dei Plantageneti: Lancaster e York. Al centro della storica vicenda si erge in tutto il suo nefando splendore la figura impietosa del principe Riccardo, ossessionato da brama di potere, forse per compensare e riscattare la sua misera condizione fisica. Deforme alla nascita, invidioso e bugiardo, incattivito e brutale, il viscido cospiratore ambisce subdolamente alla corona, ereditata dal fratello Edoardo dopo l’assassinio del padre, tramando nel buio dell’anima per eliminare senza pietà in un progress orrorifico gli ostacoli alla sua ascesa, fratelli, nipoti, cortigiani, mogli, usati biecamente e gettati via con assoluta indifferenza, in un crescendo dai toni sempre più serrati fino alla tragica conclusione, nella polvere e nella solitudine.
È il Male nella sua accezione universale ad essere indagato in questo dramma senza sconti, dove le efferatezze compiute in seno alla famiglia, in nome del Potere, scavano in un mondo dove regnano da sempre soprusi, inganni, ingiustizie. La malefica figura del protagonista, infelicemente storpio, prigioniero di una solitudine infinita, qui indossa umili vesti, un grigio pastrano dove spicca una schiena gibbuta, unico simbolo tangibile della sua deformità; zoppica maldestramente questo Riccardo dai toni sarcastici, in quel mix straordinario di tragicomico che Shakespeare governa incontrastato, realizzando quella commistione profonda che rende seducente e ridicolo il Male, mentre lo si progetta e lo si compie.
Sta qui la forza di un dramma dal testo raffinato e dalla accurata regia ricca di spunti scenografici, colpi di scena e attenti e ricercati cromatismi, che proietta il dramma in una suggestiva sfera onirica. Il Riccardo III della Paiato appare greve e a tratti persino banale nella sua postura dimessa, confermando le teorie di Hannah Arendt sulla banalità del male, ma volutamente ambiguo in massima parte, un enfant terrible en travesti, dai convincenti toni sarcastici, apparentemente modesti e colloquiali.
Padrona della scena, l’esperita attrice si erge dominatrice in mezzo agli altri personaggi che appaiono e scompaiono, ombre nell’ombra, fantasmi e vittime, marionette nelle mani del Potere smisurato, eccentrico, violento, sterminatore. Le donne appaiono le vittime per eccellenza. La regina Elisabetta, Lady Anna, la duchessa di York, orbate dei mariti, dei figli, esiliate come Margherita, la regina madre, costrette a matrimoni d’interesse, uccise, devastate negli affetti e nella loro infima condizione, vibrano di dolori intollerabili, di disumane perdite, facendo risuonare nei petti quell’humana pietas, bandita dal feroce aguzzino. L’ignobile ascesa e il tragico declino del protagonista indicano ancora una volta la strada del Bene nell’eterno e incessante avvicendarsi di Bene e Male, teatralmente immerse nella bellezza di una rappresentazione che è riscatto e speranza.
RICCARDO III
di William Shakespeare
riduzione e adattamento Angela Dematté
regia Andrea Chiodi
con Maria Paiato
e con Riccardo Bocci, Tommaso Cardarelli, Francesca Ciocchetti, Ludovica D’Auria, Giovanna Di Rauso, Giovanni Franzoni, Igor Horvat, Emiliano Masala, Cristiano Moioli, Lorenzo Vio, Carlotta Viscovo
scene Guido Buganza
costumi Ilaria Ariemme
musiche Daniele D’Angelo
luci Cesare Agoni
produzione Centro Teatrale Bresciano, Teatro Nazionale di Genova, Teatro Biondo di Palermo, Teatro di Roma – Teatro Nazionale
Al Teatro Verga di Catania fino al Domenica 1 Marzo

