“Stile Alberto”, ovvero ritratto di scrittore lombardo illuminista

Stile Alberto, ovvero ritratto di scrittore lombardo illuminista

@Lucia Tempestini, 19 novembre 2025

Solo un raffinato stalker letterario come Michele Masneri poteva rimettere insieme con esito plausibile i frammenti, a volte contraddittori, dell’identità elusiva di Arbasino seguendone proustianamente le tracce di vivido revenant negli ambienti e fra le persone frequentate per decenni. Così, a poco a poco, grazie a un minuzioso lavoro di tessitura, si ricompone il ritratto della luciferina, e a volte amareggiata, Albertine disparue del secondo novecento italiano (o meglio, europeo, per quanto “famosi scrittori” patri, rosi dall’invidia, si siano prodigati a ostacolare le traduzioni delle opere di Arbasino all’estero).
Così, seguendo la garbata invitation au voyage di Masneri, ci troviamo a curiosare nelle dimore degli amici ancora in vita. Possiamo citare la penombra labirintica della casa di Giovanni Agosti, dove assistiamo alla surreale, devota ricerca di alcuni fax inviati da Arbasino e ormai (triste scoperta) scoloriti dal tempo, eppure custoditi ugualmente come reliquie struggenti. Agosti racconta con acume i lati nascosti di Arbasino e insieme le metamorfosi di quel corpo letterario in continua espansione che è Fratelli d’Italia; nel romanzo capolavoro di Arbasino scorre iridescente e divagante un flusso ininterrotto di monologhi e dialoghi di cui a un certo punto è il puro, mutevole suono a rivelarsi essenziale.

Michele Masneri e Adriana Sartogo

Siamo brevemente ospitati anche nell’attico di Adriana Sartogo, sul Colle del Quirinale, munito di scala interna tutta vetri e luce inerpicantesi fino a una terrazza panoramica spalancata sulla Roma monumentale. Ci sediamo inoltre nel salotto di Giorgio Montefoschi, incline all’aneddotica da rotocalco, che ricorda Arbasino scatenato nelle danze al Piper di Roma; e, più tardi, in quello di Masolino d’Amico, da cui apprendiamo che la frequentazione di feste e salotti serviva ad Arbasino solo a raccogliere materiale per i suoi libri, essendo egli meno mondano di quanto gli piacesse apparire.

Le immagini sono essenziali nell’indagine amorevole di Masneri: le centinaia di cartoline, belle e talvolta enigmatiche, che lo scrittore spediva agli amici dai quattro angoli del mondo; e le foto di Arbasino nelle varie età della vita, dall’infanzia (un puttino composto ancora ottocentesco) fino all’estrema maturità.
Non vengono di certo scordati i ritratti severi degli avi e delle zie eternamente moribonde appesi nella villa di famiglia da cui Arbasino a un certo punto fugge, per togliersi dalla pania di visco della provincia lombarda, senza però rinnegarla e conservandone alcune virtù preziose: la serietà professionale, la riservatezza, l’enciclopedismo illuminista.

Arbasino, pur mettendo una distanza ironica e affettuosa fra le radici lombarde e il cosmopolitismo vorace – che il benessere prodotto dalla farmacia di famiglia gli ha permesso di praticare anche in giovane età -, rimane figlio della nebbia che sosta immobile intorno ai lampioni e di quella, più spessa, che avvolge i campi e le strade di campagna.
La nebbia, elemento liminale ed elusivo che disfa confini e forme in vaghezza inafferrabile, sospende l’ordine del Tempo rendendo la realtà sfumata e mutevole come appare nei libri del nostro (non) anonimo lombardo.

 

 

STILE ALBERTO

Regia: Michele Masneri, Antongiulio Panizzi
Sceneggiatura: Michele Masneri, Antongiulio Panizzi
Fotografia: Elio Di Pace
Musiche: Enzo Foniciello
Montaggio: Edwin J Tonin Carranza
Produzione: Maria Carolina Terzi, Lorenza, Carlo e Luciano Stella con Luca Guadagnino

PRESENTATO IN FREESTYLE ALLA 20. FESTA DEL CINEMA DI ROMA (2025)

Il documentario è visibile su RAIPLAY a questo link:

https://www.raiplay.it/video/2025/11/Stile-Alberto-58199b18-9e56-4003-803a-c615612e3949.html