Giovinezza, vecchiaia e inquietudini esistenziali nell’ultimo Svevo allo Stabile di Catania
@Anna Di Mauro, 8 febbraio 2026
Nella nuova edizione 2025, elegante e raffinata negli arredi déco di Luigi Ferrigno, nei ricchi costumi d’epoca di Dora Argento, nelle gradevoli soluzioni registiche di Valerio Santoro, nella piacevole e puntuale interpretazione di Nello Mascia e dell’intero cast, abbiamo gustato “La rigenerazione”, commedia tragicomica del 1927 di Italo Svevo, che ha come protagonista il mite e inetto Giovanni, in piena crisi senile, alle prese con il desiderio insopprimibile di una soluzione tecnologica rigenerante che lo riconduca ai fasti giovanili.
Ancora una volta assaporiamo il fascino della scrittura sveviana, intrisa di humor e sarcasmo, impietosamente martellante sulle fragilità umane, accarezzate con il verboso scudiscio. Nel freddo fascino di Trieste primo Novecento, cornice consueta ai lettori di Ettore Schmitz, che con lo pseudonimo di Italo Svevo ci riporta ai luoghi dell’infanzia e della memoria, un uomo viene colto in quel punto delicato della vita che è la vecchiaia, velata dalle ombre minacciose della malattia e della morte incombente.
Il tema scottante e pungente, punta di diamante della nevralgica “Coscienza di Zeno”, viene reso con la consueta garbata ironia dal Nostro e maneggiato con quel suo piglio dissacrante che riesce a capovolgere, in questo caso, le emozioni dello spettatore, irrorandone le ferite di balsamiche ironie. Irridendo alle esacerbazioni della senescenza, Giovanni/Svevo incarna con leggerezza un tempo della vita che è doloroso degrado, perdita del rimpianto vigore giovanile, anticamera della morte. Proprio dalle lacrime di una morte recente nasce l’incipit della commedia. Casa di Giovanni e famiglia.
Lui è ammogliato con la distratta Anna che si occupa più di bestiole che del marito. Con i due anziani coniugi vive la dolente figlia Emma, di fresca vedovanza, e il nipotino Ubertino. I singhiozzi della giovane e inconsolabile vedova aprono una scena di vita domestica che scorre tra i lamenti della figlia e le chiacchiere donnesche della madre e della domestica. Giovanni, il padrone di casa è uscito, come di consueto, a passeggio con il nipote. Un paventato incidente per il piccolo Umbertino, durante la passeggiata, lo mette di fronte alla sua vecchiaia, uno spartiacque tra la sua vita precedente e quella attuale, e ne accelera la decisione di ricorrere a una mirabolante operazione chirurgica che lo riporterà alla freschezza dell’età giovanile.
Incoraggiato e istigato dal nipote Guido, studente in medicina, anche lui a suo carico, privo di scrupoli e sempre a caccia di denaro, finirà per accettare la proposta. Il suo risveglio alla vita si ammanta di un rinnovato vigore e di inevitabili appetiti sessuali che coinvolgeranno Rita, la giovane e graziosa cameriera, incarnazione onirica di amori giovanili, innescando imbarazzanti situazioni familiari e un pervasivo disorientamento del giovane/vecchio, bascullante fra il piacere e il dovere, fino alla malinconica accettazione della realtà, che lo riporterà alla moralità e al suo ruolo, al di là delle eccitazioni a cui Giovanni si era abbandonato nel delirio trasognato di un momento d’amore rubato alla vita. Operazione = Effetto placebo?
Tra giochi di luce, eleganti passerelle e colpi di scena, la pièce si illumina altresì dell’interpretazione accurata di un pregevole cast che ruota sinergicamente intorno al convincente Giovanni di Nello Mascia: dalla spenta moglie Anna di Matilde Piana, alla passionale figlia Emma di Roberta Caronia, alla fresca e appetitosa cameriera di Alice Fazzi, al goffo Enrico di Massimo De Matteo, al mellifluo Guido di Mauro Parrinello, all’impetuoso e geloso chauffeur di Nicolò Prestigiacomo, al pomposo dottor Rauzzi di Roberto Burgio, allo scettico signor Boncini di Roberto Mantovani.
Il regista Santoro ha inteso dare vita a una beffarda rappresentazione degli stereotipi di una società in maschera, scavando nel tessuto esistenziale con la consueta leggerezza sveviana, nell’intento di suscitare opportune riflessioni e riportarci alle inquietudini nevrotiche del primo ‘900, più che mai attuali in questa esplosiva e malinconica corsa alla giovinezza del nostro tempo, grazie ai progressi di un’illusoria tecnologia, a cui l’uomo affida il suo sogno di eterna giovinezza, illudendosi che l’orologio della vita porti indietro le sue lancette, nella vana speranza di allontanare quel momento finale che ci riguarda tutti: la morte. Svevo l’avrebbe incontrata nel 1928, un anno dopo l’uscita di quest’opera, chiudendo una significativa parabola umana e letteraria, in cui lo svelamento e l’accettazione della “originalità” della condizione umana indossa la livrea della leggerezza e del sarcasmo, unica risposta possibile al nostro destino di angosciante caducità. Memento vivere.
LA RIGENERAZIONE
di Italo Svevo
regia Valerio Santoro
con Nello Mascia,
e in o.a. Roberta Caronia, Matilde Piana, Alice Fazzi, Nicolò Prestigiacomo, Massimo De Matteo, Mauro Parrinello, Roberto Burgio, Roberto Mantovani
scene Luigi Ferrigno
costumi Dora Argento
musiche Paolo Coletta
suono Hubert Westkemper
luci Cesare Accetta
produzione Teatro Biondo di Palermo – Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia
AL TEATRO VERGA DI CATANIA FINO A DOMENICA 8 FEBBRAIO

