Una lezione intramontabile. Ionesco ritorna in palco con la regia di Antonio Calenda
@Anna Di Mauro, 6 dicembre 2025
Le ombre dei totalitarismi si allungano minacciose e inquietanti su “La lezione” opera del ’51 di Eugène Ionesco, creatore dello straordinariamente moderno e sempre attuale Teatro dell’Assurdo. L’autore de “La cantatrice calva” impartisce questa memorabile lezione, tenuta da un paradossale Professore che accarezza, solletica, lambisce e blandisce l’Allieva, per poi gradualmente stancarla, opprimerla, violarla, fino all’eliminazione fisica, in una catena inestricabile di ossessionanti non sense, chiusi in un andamento ripetitivo circolare, che blocca ogni possibile conato di speranza.
In una tetra stanza di una tetra giornata una tetra cameriera apre la porta a una garrula fanciulla, avida di conoscenza e soprattutto di una libera docenza. Il gentilissimo e garbato insegnante accoglie l’ossequiosissima alunna, entrambi intenti a un dialogo sdolcinato e stucchevole. L’idilliaco esordio, seguito da una amichevole indagine sui saperi della giovinetta, la rivela zoppicante in aritmetica. A questo punto qualcosa cambia nell’atteggiamento del docente e della discente. La lezione prosegue con una noiosissima tiritera sul linguaggio, per infine sprofondare nella barbosissima quanto inutile tiritera sulla filologia.
Pian piano il Professore si altera, si accalora fuori misura, perdendo il suo aplomb, mentre l’Allieva perde la sua ossequiosità, lamentando peraltro un implacabile mal di denti, assolutamente ignorato dall’infervorato e implacabile aguzzino, che in preda a un furore incontrollabile, già incombente perché precedentemente annunciato dalla granitica cameriera, finisce per accanirsi con un coltello (che non c’è, come altri oggetti) sulla ragazza, fino allo sconcertante finale. L’assassinio è di scena. È già accaduto 39 volte. L’ultima vittima è la quarantesima. Mentre il professore, che inalbera tanto di svastica, e la cameriera si liberano del corpo della vittima, suonano alla porta. Una fanciulla (la stessa) chiede del professore…
Con questa agghiacciante reiterazione si chiude la pièce, resa dalla regia di Calenda con una voluta tetraggine incombente, dalle blande luci ai cupi arredi e ai costumi d’epoca. La maschera teatrale di Nando Paone si rivela pienamente convincente, accanto all’affettata vivacità di Daniela Giovanetti e alla rigidità grottesca di Valeria Almiraghi. Le raffinate astruserie del testo suscitano ilarità e sbigottimento, sottolineate dalla mimica e dalla gestualità degli attori, che incarnano l’assurdità della realtà, le sue feroci e incomprensibili contraddizioni, i soprusi di un potere ottuso su masse ottuse, di un sapere vuoto e ridondante su masse ignoranti. Rappresentando un quadro più che mai attuale, Ionesco con la sua leçon, definita dallo stesso autore “dramma comico”, punta l’indice sui meccanismi che dominano la nostra assurda esistenza, sospesa tra illogicità e angosce, svelando le incongruenze e gli orrori sottesi. La sua è una lectio magistralis in palco.
LA LEZIONE
di Eugène Ionesco
regia Antonio Calenda
con Nando Paone, Daniela Giovanetti e Valeria Almerighi
scene Paola Castrignanò
costumi Giulia Barcaroli
luci Luigi Della Monica
produzione Tradizione e Turismo – Centro di Produzione Teatrale – Teatro Sannazaro, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Accademia Perduta Romagna Teatri e FattoreK
Al Teatro Verga di Catania fino a Domenica 7 Dicembre

