Il Quarantotto di Sciascia in palco allo Stabile di Catania. La rivoluzione mancata in Sicilia

Il Quarantotto di Sciascia in palco allo Stabile di Catania. La rivoluzione mancata in Sicilia

@ Anna Di Mauro, 27 maggio 2024

Pubblicato nel 1958, “Gli zii di Sicilia” è una raccolta di tre racconti di ambientazione storica La zia d’America, Il quarantotto, La morte di Stalin, a cui nel 1961 se ne aggiungerà un quarto L’antimonio. Leonardo Sciascia aveva sentito il bisogno di scrutare tra le pieghe di un passato recente della sua terra d’origine, offrendo il suo punto di vista sul passaggio epocale della società dominata dagli aristocratici, costretti a cedere il passo al potere della borghesia, affiancando la sua parola a quella di altri scrittori coevi, in primis il Tomasi Di Lampedusa del Gattopardo, in evidente assonanza. Il quarantotto ebbe echi nazionali, ma lo scrittore indaga sul concetto di rivoluzione in un territorio dove regnava l’immobilismo secolare. Ne scaturisce un ritratto crudo e ironico della realtà isolana che Sciascia ben conosceva. Lo Stabile catanese ha inteso dare risalto a questa interessante produzione, coinvolgendo nel Progetto Sciascia numerosi artisti che hanno portato in scena i tre racconti, di cui Il quarantotto è il secondo spettacolo.
La Sicilia vista da un siciliano deluso, nella brillante drammaturgia della pluripremiata genovese Laura Sicignano tracima dai legni della sala Futura, avvolgendo lo spettatore in una giostra di gesti, suoni, parole, rigorosamente dello scrittore, in un turbinio di movimenti incessanti, dalla porta girevole al centro di una dinamica e imponente scenografia di Elio Di Franco, che propone ambientazioni diverse, al carosello dei tre formidabili attori, dalla cui porta entrano, escono, traslano, indossando gli interessanti costumi androgini di Vincenzo La Mendola. La creazione della regista offre uno scenario complesso in cui i personaggi si muovono in un incessante en travesti, porgendo alla narrazione un ritmo vivace e coeso di notevole impatto, a cui la musica e il canto eseguiti in scena da Puccio Castrogiovanni conferiscono una struttura melica che allude alla tradizione dei cantastorie.

La regista Laura Sicignano

La vicenda risorgimentale, narrata da un giovane anonimo che gradualmente prende consapevolezza di come va il mondo, si svolge nel quarantotto a Castro, paesino dell’entroterra siciliano, dove nobili e contadini condividono la vita, ciascuno a suo modo, tra disparità e soprusi, mentre il potere religioso fa da mediatore, persino nelle tresche del barone e di una contadina il cui marito viene fatto imprigionare per avere campo libero. Eros e potere si intrecciano nella solita trama dove il debole soccombe alle sopraffazioni del più forte. Ma come dicono in Sicilia amuri e denari non si ponu ammucciari. Lo scandalo scoppia improvvisamente lacerando la cortina di riservatezza in cui la coppia consumava la sua passione, con effetti destabilizzanti, mentre arriva il vento della rivoluzione che tenta di scardinare l’ordine costituito. La sconfitta dei rivoltosi confusi e disorientati viene apparentemente rianimata dall’arrivo di Garibaldi che qualche anno dopo scuote la rassegnazione endemica in cui giaceva la Sicilia, dove il cambiamento viene prontamente accolto dalle classi dominanti, indifferenti e ciniche, purché tutto rimanga uguale.

Lo sguardo velato di amara ironia di Sciascia, dove tuttavia accanto al lucido sconforto fiocamente balugina la speranza, si innerva nei solchi di una scrittura resa con sicurezza dal piglio deciso della Sicignano che gioca abilmente con i registri di una colorita recitazione ai limiti del grottesco, sottolineando la forza interpretativa di Joele Anastasi, Enrico Sortino, Federica Carruba Toscano, che hanno generosamente profuso energia, passione e competenza professionale in un racconto dove la penna dello scrittore intinta nell’inchiostro della forma teatrale, riceve un attento omaggio alla grandezza del suo indiscutibile talento, alla sua sensibilità, al suo indomito impegno civile, con i quali l’autore ha irrorato un fertile percorso creativo che lo pone tra i Grandi della letteratura del ‘900.

IL QUARANTOTTO

tratto da Gli zii di Sicilia di Leonardo Sciascia
regia Laura Sicignano
con Joele Anastasi Federica Carruba Toscano, Enrico Sortino
musiche Puccio Castrogiovanni
scene Elio Di Franco
costumi Vincenzo La Mendola
produzione Teatro Stabile di Catania

Alla Sala Futura del Teatro Stabile di Catania fino a Domenica 26 Maggio