Addio a Marco Sciaccaluga, per oltre quarant’anni colonna portante del Teatro di Genova

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Si è spenta una luce in teatro. È mancato ieri sera il Maestro Marco Sciaccaluga, per oltre quarant’anni colonna portante del Teatro di Genova, di cui è stato regista residente, condirettore, consulente artistico e direttore didattico della scuola di recitazione.

«Ci sono artisti che per la loro sapienza e grazia sono capaci di creare una comunità teatrale. Marco Sciaccaluga è stato uno di questi. Un maestro, un punto di riferimento assoluto per il teatro nazionale e internazionale. A Genova un faro più potente della Lanterna» dichiara Davide Livermore, direttore del Teatro Nazionale di Genova.

Sabato 13 marzo alle ore 11 l’ultimo applauso per Marco in teatro. L’accesso al Teatro Ivo Chiesa sarà contingentato in osservanza delle disposizioni anti-covid19 vigenti.

Marco Sciaccaluga era nato a Genova il 21 agosto 1953.Amava definirsi “un figlio di abbonati” perché la passione per il teatro gli viene trasmessa dai genitori, con i quali frequenta assiduamente gli spettacoli del Teatro Stabile sin da bambino. È ancora al liceo quando inizia a prendere parte ai seminari del Teatro Stabile di Genova, recitando da subito in alcune produzioni. Si fa notare come regista con lo spettacolo della Cooperativa Teatro Aperto “Il perdono reale”. Ha solo 22 anni quando Ivo Chiesa gli affida la regia di “Equus” di Peter Shaffer, il cui straordinario successo fa di lui un enfant prodige del teatro italiano.

Marco Sciaccaluga

Anche se nel suo curriculum non mancano le esperienze con teatri e compagnie fuori da Genova e dall’Italia, da lì in poi il suo percorso sarà indissolubilmente legato a quello del Teatro di Genova. Nel teatro diretto da Ivo Chiesa avrà modo di crescere e maturare a fianco di grandissimi artisti, a cominciare dagli incontri con Luigi Squarzina e interpreti del calibro di LinaVolonghi, Ferruccio De Ceresa ed Eros Pagni, con cui intrattiene un sodalizio artistico pluridecennale. Nel 1980 con la “Bocca del lupo” porta in teatro oltre 50.000 genovesi, diventando un elemento cardine della vita dello Stabile. Negli anni successivi dirige tra gli altri Gabriele Lavia, Franco Branciaroli, Elisabetta Pozzi, Tullio Solenghi, Mariangela Melato, Vittorio Franceschi sino ad arrivare agli interpreti degli spettacoli più recenti, Federico Vanni, Orietta Notari, Aldo Ottobrino, Gianluca Gobbi, Nicola Pannelli, Alice Arcuri, Laura Marinoni. Tra gli incontri seminali degli anni 2000 i registi Benno Besson e Matthias Langhoff. Impossibile citare i tantissimi interpreti a cui era particolarmente legato, così come i musicisti, gli scenografi, le maestranze che lo hanno affiancato. Tra le collaborazioni ricorrono i nomi di Andrea Nicolini, Valeria Manari – anche compagna di vita, Catherine Rankl, Sandro Sussi, Guido Fiorato.

Nel 2000 Ivo Chiesa lascia la direzione del Teatro di Genova nelle mani di Marco Sciaccaluga e Carlo Repetti, che saranno condirettori sino al 2015. Sotto la direzione di Angelo Pastore, Sciaccaluga sarà consulente artistico. Dal 2016 ricopriva anche il ruolo di direttore didattico della Scuola di Recitazione “Mariangela Melato”.

Sono quasi cento le produzioni del Teatro di Genova dirette da Marco Sciaccaluga. Tra gli spettacoli più amati ricordiamo “La resistibile ascesa di Arturo Ui” di Bertolt Brecht, “Fedra” di Racine, “Un mese in campagna” di Turgenev, “Un nemico del popolo” e “Morte di un commesso viaggiatore” di Arthur Miller (Premio Olimpico per il Teatro alla regia), “Svet” di Tolstoj, “Re Lear” di Shakespeare, “Il Sindaco del Rione Sanità” di Eduardo De Filippo, “Il gabbiano” di Cechov e più recentemente“John Gabriel Borkman” di Ibsen e i due spettacoli dedicati ad Amleto realizzati nel 2019 con i giovani attori della Scuola di Recitazione, “La favola del principe Amleto” e “Rosencrantz e Guildenstern sono morti”.

Tra i tanti riconoscimenti ricevuti anche il Premio Maschere del Teatro alla carriera nel 2019. Contraddistinto da una grande profondità nell’accostarsi ai testi teatrali, prendendo in prestito un’espressione di Umberto Eco si descriveva come un “minatore ostinato” (da qui il titolo del libro di Roberto Iovino a lui dedicato). «Le voci dei grandi classici non giungono dal passato bensì dal futuro» era solito dire. «Il teatro è una delle poche forme d’arte in cui riesco ad essere nel presente e nel passato contemporaneamente».

Durante la pandemia ha dato vita a un format disponibile su YouTube, intitolato “Ci sarà una volta il teatro”, in cui si raccontava con grande ironia. In questi video, che hanno avuto un grande seguito di pubblico, come in una sorta di testamento artistico sono raccolti ricordi, riflessioni, aneddoti di una vita completamente dedicata al teatro.

Presidente di giuria alla prima edizione del Premio Internazionale Ivo Chiesa, nonostante la malattia si fosse già aggravata, ha fatto la sua ultima apparizione in pubblico in occasione della consegna dei premi, trasmessa in streaming il 22 dicembre 2020.

Author: Redazionale

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