Luisa MARIANI- In punta di naso. Conversando con Elio Pandolfi (prima parte)

Il lungo incontro che Luisa Mariani ha avuto con Elio Pandolfi, tra i  più longevi e massimi interpreti dello spettacolo italiano, così denso di calore e colori, ci suggerisce di dividere in due parti -consequenziali -l’ articolo\intervista

 

In punta di naso*

Suoni , Odori, Sapori, Percezioni, Sguardi

 


Conversando com

ELIO PANDOLFI

Nastro d’Argento 2016 come migliore attore protagonista della sezione docufilm.

Premio assegnatogli dal SNGCI (Sindacato nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani) per il documentario di Caterina Taricano e Claudio de Pasqualis

“A QUALCUNO PIACERA’”

Mimo-ballerino, attore, imitatore, cantante, doppiatore, regista, film maker,un artista a tutto tondo di proteiforme ingegno ed eleganza (nella rara foto del 1954, in alto, è al lavoro  negli studi Rai di Roma)

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Tutto cominciò nella pancia di mamma Maria, dove Elio alloggiava scalpitante e per calmarlo Maria “mentre lavava di gomito”gli cantava arie d’opera. Era un’appassionata di musica lirica e di storia greca e latina. Non a caso lo chiamò Elio, sia perché bello come il sole e sia perché nacque in una luminosa giornata di giugno. Era il 1926 quando il palazzo di Corso Vittorio 217 a Roma, sede alla fine del 500 della corte principesca di Papa Gregorio XIII Boncompagni, che ci aveva insediato il suo erede Giacomo investendolo del ducato di Sora, ex magione del cardinal Fieschi, chel’arricchì di orpelli bramanteschi vendendola poi ai Savelli,risuonò dei vagiti canterini di Elio,perché non urlò né pianse quando venne alla luce, così gli raccontarono i familiari e la levatrice Letizia Botticelli.

All’epoca si partoriva in casa e la prestigiosa dimora, in quel tempo trasformata nel famoso Istituto Tecnico Commerciale “Vincenzo Gioberti”, dove abitava in virtù del fatto che Saturno, suo padre, ne era il portiere, fu presto teatro dei suoi sogni. La grande palestra, ricavata dalle ex scuderie delle guardie pontificie, fuil palcoscenico dove cominciò ad allenarsi, incoraggiato dalla madre che gli diceva di essere la reincarnazione di un mimo greco per la sua facilità di imitare le voci degli animali e di dividersi tra ilarodia e magodia, tra il genere serio e sentimentale e il comico.

Ma il saggio delle sue funamboliche abilità lo diede quando vide il primo lungometraggio a colori, nonché il primo film d’animazione della storia del cinema, che arrivò da oltreoceano: “Biancaneve e i sette nani” della Walt Disney Productions. Era il 1939, Elio aveva circa tredici anni,e fu talmente folgorato dai personaggi che animavano la storia che ne ripropose tutti i ruoli cantando, recitando e ballando sotto il gazebo di piazza Peschiera a Vivaro Romano, borgo natìo della nonna materna e di Maria.

Luogo tanto amato di cui ricorda con nostalgia la struggente bellezza del paesaggio che ammirava dalla casa di pietra ricoperta di glicine, scenario delle sue vacanze estive, le cui finestre si aprivano su una vallata di cespi di rose silvestri. Qui, ai confini del Lazio con la Sabina e l’Abruzzo, a contatto con una natura incontaminata, popolata da animali in libertà, si sperimentò nell’imitare le mucche ruminanti, i cavalli poveri e ricchi, da circo e da fiacre, tutti i pesci del vivarium della contrada fuori la Porta di Colle Gennaro…e la gallina che sua nonna addestrò a vivere in casa e a seguirla ovunque.

L’imitazione della Bianchina, innamorata del gallo che l’aveva lasciata, divenne un suo “pezzo di battaglia”. Il festoso chiocciare, proposto per volontà di Bice Valori anchesulla scena del teatro Parioli,poteva essere il 1964, fu motivo di approccio con la grande Anna Magnani, perché andò a vedere lo spettacolo due o tre volte, ridendo a crepapelle. Infatti la sua Bianchina, gli confessò, l’aveva riportata indietro nel tempo, quando da bimbaviveva a Testaccio e aveva tre galline e con una ci dormiva.

Da ricordare del maestro Pandolfi, inoltre, sono le sue esilaranti esibizioni dei “couplets della gallina” di Sifroid, personaggio dell’opera buffa di Jacques Offenbach “Geneviève de Brabant”, che ha portato sulle scene di teatri internazionali (Spagna, Francia, U.S.A…). Nella sua carriera da doppiatore ha dato voce ad oltre 410 personaggi, interpretati da  attori quali Donald O’ Connor in “Cantando sotto la pioggia”, Jean-Claude Brialy ne “Il mostro”, Jacques Dufilhoin tutta la serie del “Colonnello Buttiglione”, Joel Grey in “Cabaret”, Stan Laurel (Stanlio) ne “Gli allegri eroi”, Sacha Guitry in “Tu mi hai salvato la vita”, “Versailles”, “Il diavolo zoppo”, Marty Feldman in “Fra carmelo”, Steve Martin ne “I tre amigos”.

E, a seguire, Groucho Marx ne “I fratelli Marx al college”…..Per non parlare dei film d’animazione come “Asterix e la pozione magica” (voce di Beltorax), “Il signore degli anelli”(Voce di Gollum)…..e delle imitazioni degli animali come i cammelli, le tartarughe, gli scimpanzé, i gatti, le mosche che si lavano…ha fatto cantare persino i tram imitando i loro suoni! Nel grammelot è oltremodo sorprendente, in quanto riproduce l’intonazione, il ritmo, le cadenze del sistema fonetico della lingua inglese, francese, tedesca, e spagnola, in un rapido e arbitrario susseguirsi di sonorità supportate da una costante ed incisiva espressione mimica gestuale.

“Tornando alla Magnani, mi confida, la vidi per la prima volta dal vivonel 1940 al Teatro Quattro Fontane nello spettacolo di Michele Galdieri“Quando meno te l’aspetti” e fu un colpo di fulmine. Recitava insieme a Totò, “il binomio clamoroso” fu definito su “Il Tempo” da Cesare Zavattini.  Era meravigliosa, poteva essere una dea ed una popolana allo stesso tempo, aveva degli occhi profondi e mutabili, grigio-verdi. Mi aveva già incantato al cinema ne “La cieca di Sorrento”di Nunzio Malasomma, un film del 1934 che segnò il suo debutto cinematografico perché la precedente interpretazione nella pellicola “Scampolo” di Augusto Genina era in un ruolo marginale”

Elio inizia così a seguirla in tutti i suoi lavori, aspettandola fuori dai teatri, per guardare da vicino la sua regina.   La ricorda lunare e magica in “Volumineide” del 1942, sempre al Teatro Quattro Fontane con Totò e ne “La fioraia del Pincio” un pezzo che Elio inserisce ogni volta nelle “sue serate teatrali” perché imitandola vive la piacevole illusione di averla sempre con sé, davanti ai suoi occhi.

“Gli spettacoli-mi racconta- per colpa del coprifuoco cominciavano nel primo pomeriggio. Una volta,l’aspettavo fuori dal teatro Valle, quando la vidi uscire…avanzava sulla strada maestosa, con mia sorpresa era diventata bionda platino, i capelli ondeggiavanosul  prorompente décolleté, mentre il suo corpo danzava su dei sandali dorati, una mano era stretta al braccio di Massimo Serato, nell’altra teneva il suo bassotto.Salirono sorridenti sul calessino e lei schioccò la frusta sul dorso di Banana, l’amata cavalla…Era una donna speciale, emanava luce, tanta da far dimenticare i suoi difetti. Ricca di autoironia, quando la gente per la strada le diceva:

Bella Annì, quanto sei bbona!! ….anvedia sti cecati, rispondeva, fra le gambe mie ce passa un cane con la scopa in bocca!!!”

Com’è maturata questa passione per lo spettacolo?

Elio: “il Signore mi ha regalato troppi talenti…credo che me ne andrò via scontento perché non sono ancora riuscito ad esprimerli tutti. Ho sempre avuto una formidabile memoria uditiva e visiva. A circa otto anni ho conosciuto la musica al cinema, ci andavo spesso, l’Augustus poi era di fronte casa mia e con una lira vedevo due film. Era il 1933 quando vidi “Angeli senza paradiso” film viennese di Willi Forst, che racconta lo sfortunato amore di Franz Schubert per la contessina Karoline  Eszterhazy e due scene mi sono rimaste nel cuore. Quella dove i due giovani si rincorrono gioiosi e innamorati in un campo di grano e quando lui, tornando sconsolato dalla festa di matrimonio di Karoline con un barone, da lei sposato per evitargli un fatale duello, camminando per una stradina di campagna arriva ad un incrocio dove c’è l’edicola di una Madonna. In quel momentouno dei più celebri Lieder schubertiani inonda la platea, mi invade e dopo trenta giorni, come per virtù ispirata, sgorgherà dalla mia bocca il canto dell’Ave Maria. Altri film mi hanno emozionato da “Io e l’imperatrice” dove scoprii Friederich Hollaender, autore delle canzoni interpretate da Marlene Dietrich ne L’angelo azzurro, a “Margherita Gauthier” con la magnifica Greta Garbo, doppiata nella versione italiana da Tina Lattanzi….”

Continua a menzionare, con fervore e humor in crescendo, date, fatti e situazioni della storia del cinema, del teatro e della televisione,che non si possono tacere. E’ troppo divertente, ogni suo racconto è popolato dalle imitazioni delle vocisia maschili che femminili dei protagonisti che animano la storia. Confido in un altro incontro. Sono sicura che anche voi lettori ci contate.

-Fine prima parte

*Luisa Mariani, titolare della rubrica, è regista ed impresario teatrale

 

 

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