Francesco NICOLOSI FAZIO- Follia sovrana (“Re Lear” con M. Rigillo. Regia G. Dipasquale)

 

Anteprime Teatro


 

FOLLIA SOVRANA

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“Re Lear”  Di William Shakespeare.  Regia e scene: Giuseppe Di Pasquale    Con: Mariano Rigillo, Anna Teresa Rossini,  Sebastiano Tringali, David Coco, Filippo Brazzaventre, Silvia Siravo.   Produzione: Teatro Stabile di Catania – Teatro Stabile di Napoli.   Di scena allo STabile di Catania

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Tragedia centrale del periodo maturo del Bardo, “Re Lear” lancia un disperato messaggio sulla eterna vittoria del male, male che nasce dalla menzogna. Gli sconvolgimenti politici e naturali dell’epoca (peste e sanguinosi complotti) segnarono Shakespeare, che scrisse in quell’epoca tra le più grandi tragedie della storia del teatro. Recentemente Nicola Alberto Orofino ha analizzato la più emblematica e meno rappresentata tra queste: “Misura per Misura”, con una nuova messa in scena moderna e funzionale.

Riteniamo che l’avvincente teatralità  di “Re Lear” scaturisca anche dalla splendida contemporaneità dell’opera, che la pone stabilmente nel miglior solco della cultura europea. Il tema della saggezza della follia, lanciato un secolo prima da Erasmo, è la nostra chiave di lettura dell’opera, stante che solo i folli (il Matto e lo stesso Re) possono permettersi la verità. Certamente al Bardo pensava Pirandello, quando fa indossare “A birritta cche cinacianeddi” a Ciampa, citando, in un analogo monologo, le parole di Lear.

Anche gli “Stabili” di Catania e Napoli si inseriscono nel solco della cultura europea, che da secoli rappresenta William S.. Anzi Di Pasquale si rifà proprio al periodo elisabettiano, nel fare interpretare il ruolo delle “cattive” a due uomini, per stigmatizzare “una concezione tutta maschile del potere”(N.d. Regia), sfatando il mito del genere femminile della parola menzogna. Ma oggi siamo in epoca di unioni, disunioni e transgender, per cui tutto è in discussione. Non il teatro del Bardo.

Anche per questo gli attori seguono la tradizione, con una recitazione encomiabile per l’aderenza al testo; in particolare Mariano Rigillo offre una interpretazione saggia e forte, scevra da ogni influenza, mantenendo la sua personale visione della tragedia. Bravi tutti gli attori con una speciale menzione per la sempre più splendida Silvia Siravo e per Sebastiano Tringali, un Gloucester cieco-vedente che umanizza la vicenda, rafforzando la “necessità” del suo personaggio, che spalanca l’universalità della tragedia del tradimento. Scarna ed efficace la scena, che vela e svela gli eventi, anche mediante una enorme ragnatela che sembra serrare le membra all’intera dolente umanità rappresentata dagli attori.

Attualissima una considerazione del “folle” Re: “La giustizia umana trafigge come lancia gli stracci del povero ed invece si infrange come paglia sui ricchi ermellini”. Più recentemente ed analogamente, sul tema della giustizia, si è tramutata in domanda una massima lapidaria: “La legge è uguale per tutti?”. In questi anni, di voluta crisi, la risposta giunge spontanea.

Perchè la “corda pazza” ci governa.

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