Caterina BARONE- Dal Seicento a oggi, andata e ritorno ( Paolo Rossi interpreta Molière allo Stabile di Bolzano)

 

Il mestiere del critico

 


DAL SEICENTO A OGGI, ANDATA E RITORNO

“Molière: la recita di Versailles” – Una pièce di Stefano Massini, Paolo Rossi, Giampiero Solari, prodotta dal Teatro Stabile di Bolzano- Esilarante ed icastica l’interpretazione di Rossi

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Una semplice pedana di legno, un leggio, una sedia, maschere appoggiate a terra e uno schermo su cui un orologio digitale scandisce il tempo della rappresentazione prendendo talvolta il posto del ritratto di Molière: è scarna la scenografia (creazione insieme ai costumi di Elisabetta Gabbioneta e ben illuminata da Gigi Saccomandi) che fa da sfondo a Molière: la recita di Versailles, la pièce di Stefano Massini, Paolo Rossi e Giampiero Solari, prodotta dal Teatro Stabile di Bolzano.

E non a caso, perché lo spettacolo con la regia dello stesso Solari si basa in massima parte sull’improvvisazione degli attori, capeggiati dall’istrionico e irresistibile Paolo Rossi.

Prendendo le mosse dall’Improvvisazione di Versailles, (L’Impromptu de Versailles),il testo creato in velocità da Molière nel 1663 per la Corte francese su richiesta del re Luigi XIV, la rappresentazione offre un divertente e insieme divertito quadro dell’arte comica fondendo attualità e repertorio classico.

Paolo Rossi, che passa con disinvoltura dalle vesti di Molière a quelle di se stesso nel ruolo di capocomico, fa da traino alla compagnia capace di seguirlo e affiancarlo valentemente nei suoi funambolismi scenici: Lucia Vasini,versatile prima donna, ironica e brillante, e poi Fulvio Falzarano, Mario Sala, Emanuele Dell’Aquila, Alex Orciari, Stefano Bembi, MariabertaBlasko, Riccardo Zini, Irene Villa, KarolineComarella, Paolo Grossi.

Scene da Il Misantropo, Il Tartufo e Il Malato immaginariosi intrecciano con allusioni a episodi della biografia di Molière inframmezzati, con scarto improvviso e inatteso, da riferimenti all’oggi. Ed ecco che al trasformismo e all’ipocrisia di Tartufo si affiancano le allusioni ai recenti intrighi vaticani che l’ironia pungente di Paolo Rossi denuncia in tutto il loro squallore.

È esilarante, ma al tempo stesso icastico, l’abito talare bianco indossato dall’attore, che calza scarpe rosse e, sorprendentemente, porta in testa il basco nero con stella rossa di Che Guevara: «Metto in scena il cambiamento» è la battuta che spiega l’originale abbigliamento. Né mancano stilettate contro l’appiattimento culturale dei nostri giorni, il qualunquismo, l’avidità, l’imbroglio, l’arroganza della politica.

Dal Seicento ad oggi, andata e ritorno, in un percorso frammentato, in apparenza incoerente, ma che ha il suo solido fondamento nella capacità di mettere a nudo le piaghe della società e di farlo con la forza del riso.

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