F. Fer. *- Autospoliazione dell’ego (“Tutto sua madre”, un film di G. Gallienne)

 

 

Cinema   Casa d’altri*
AUTOSPOLIAZIONE DELL’EGO

Note su “Tutto sua madre”, un film di G.Gallienne
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Certi film sono come formule matematiche. Prima non c’erano, poi ci sono. E tutto cambia. Più che invenzioni (finzioni), sono insomma scoperte (verità).
Ma nella vita càpita anche di scoprire se stessi, a volte. E se oltre alla fortuna, rara, di scoprirsi (c’è chi va anni in analisi senza riuscirci), si ha il dono di saperlo raccontare, ecco il miracolo: un film unico come Tutto sua madre, in originale Les garçons et Guillaume, à table!, ovvero «I ragazzi e Guillaume, a tavola!».

La signora Gallienne “sapeva” da sempre, infatti, che il suo terzo figlio era gay, e Guillaume Gallienne è cresciuto così, nell’ammirazione (e nell’emulazione) sconfinata di questa mamma ingombrante e un po’ rigida, come càpita nelle famiglie altoborghesi. Ma comunque amatissima se tanti anni dopo, diventato un grande attore della Comédie Française, e scoperto chi era veramente (la madre aveva torto…), Guillaume ha deciso di rievocare gli anni della sua crescita in uno spettacolo in cui ricopriva tutti i ruoli.

Per poi trarne un film in cui fa “solo” se stesso e sua madre, lasciando ad altri i ruoli dei familiari e dei tanti personaggi che incrocia nel suo esilarante percorso.
Fratelli indifferenti, zie terrificanti, compagni di college, medici militari, massaggiatori tedeschi, naturalmente psicanalisti (molti psicanalisti).
Tutte figure che a elencarle sembrano cliché, ma vengono illuminate da una luce insieme garbata e fortissima, gentile e spietata, come la doppia interpretazione del paffuto, intrepido, adorabile Guillaume. Che, ormai 40enne dà a sé stesso adolescente e a sua madre (ai suoi sguardi, ai suoi gesti, ai suoi silenzi) accenti e movenze di finezza unica.

Mai visto nessuno mettere a nudo con tanta grazia e umorismo non solo la propria storia intima, ma quel balletto invisibile, quel caleidoscopio di figure non sempre geometriche che chiamiamo identità. Non una forma ma un susseguirsi vorticoso di forme, tutte provvisorie. Che spesso, come dimostra in modo clamoroso Guillaume, servono solo a adeguarci alle aspettative altrui, fino a perderci completamente di vista. Una storia molto singolare, insomma, che alla fine riguarda ognuno di noi. Qualcuno, in patria, gli ha rimproverato un eccesso di leggerezza. Gli lasciamo volentieri tutta la pesantezza del mondo.(*ilmessaggero.it)

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“Tutto sua madre”
di e con Guillaume Gallienne, e con André Marcon, Françoise Fabian, Nanou Garcia, Diane Kruger, Reda Kateb. Prod. Francia 2013

Author: admin

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