Simona MASTRELLA- Le solitudini di casa -Proust (“Un amore di Swann” per la regia di F.Tiezzi a Firenze)

 

Il mestiere del critico


LE SOLITUDINI DI CASA PROUST

 

Un amore di Swann

 

“Un amore di Swann”

Regia di Federico Tiezzi  drammaturgia: Sandro Lombardi  scene: Pier Paolo Bisleri
costumi: Giovanna Buzzi  luci: Gianni Pollini   immagini digitali: Antonio Giacomini

Con  Charles Swann: Sandro Lombardi   Odette de Crécy: Elena Ghiaurov  Madame Verdurin: Iaia Forte
Produzione Compagnia Sandro Lombardi   in collaborazione con Soprintendenza Speciale P.S.A.E per il Polo Museale della città di Firenze, Museo Nazionale del Bargello, Fondazione Teatro della Pergola, Associazione “Amici del Bargello”- Firenze Musei

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Riaprono anche quest’anno le porte del Bargello per un’estate sempre più ricca di eventi teatrali, musicali e una particolare attenzione al mondo della danza con un cartellone pieno di spettacoli decisamente interessanti che potremo gustare senza interruzioni o quasi da qui a settembre.

L’onere e l’onore dell’apertura è stato lasciato ad “Un amore di Swann” della compagnia Lombardi-Tiezzi, spettacolo, ormai dal successo consolidato, già presente nella programmazione del Bargello da vari anni e comparso anche in molti teatri italiani. Indubbiamente il cortile del Bargello, intimo e maestoso, resta lo scenario ideale dove rendere omaggio ad una pietra miliare della letteratura.

Tra le quattro mura possenti dove, intrappolata da secoli, si respira ancora l’atmosfera di un tempo perduto, si esibiscono tre attori, soli in scena, contornati da una scenografia familiare composta da sedie vuote e l’antico pozzo come uniche basi reali sulle quali viene costruito il mondo del romanzo. Le sedie di velluto rosso, su cui di volta in volta si andranno a sedere gli ospiti immaginari, introducono lo spettatore nella casa di madame Verdurin quasi come se le nostre poltrone fossero la continuazione di quel salotto parigino che sarà il luogo principe dello spettacolo.

La padrona di casa, donna ricca e affetta da uno snobismo patologico, raccoglie un clan di individui stravaganti, dottori, pittori, musicisti, non certo adatti agli ambienti aristocratici.

Ed è proprio alla corte di madame Verdurin che si sviluppa il rapporto tra Charles Swann, uomo colto e facoltoso, e Odette de Crécy, donna fascinosa e disinibita. Se inizialmente Swann ha un approccio freddo e distaccato nei confronti di Odette (fisicamente non è il suo tipo e comunque concedersi all’amore porta solo alla sofferenza) con il tempo viene avviluppato nella tela tessuta dall’abile signora che nella sua vita ha sempre saputo come farsi mantenere dall’uomo di turno.

I tre attori, disinvolti ed efficaci, ci dipingono un affresco netto e limpido di questo romanzo nel romanzo. Il ritmo cambia spesso dal tragico al comico coinvolgendo lo spettatore ma lasciandolo ad ammirare l’opera di Proust da una posizione esterna.

Poco prima dell’epilogo questo schema si interrompe, c’è una pausa nello spettacolo, è il teatro nel teatro dove gli attori, togliendosi le maschere dei personaggi che interpretano, in quanto tali danno voce ad un momento di più profonda indagine sull’essenza dell’esistenza umana, si confrontano sul tema dell’amore citando e commentando dei passi della Recherche: sofferenza, solitudine, amore come malattia, amore come perdita della propria capacità di pensiero indipendente e incondizionato, amore che non esiste senza gelosia, amore che non si manifesta se non con il vivere nella perenne angoscia della perdita dell’altro.

Questo è dopotutto il racconto della storia di due persone che si ritrovano a stare insieme per colmare le solitudini delle loro vite: l’uno, per paura di soffrire, tenta di rifuggire dall’amore ma inevitabilmente finisce per rincorrerlo, l’altra per paura di rimanere sola cerca disperatamente conforto nelle braccia del primo malcapitato; ed è così che finiscono entrambi per prendersi cura l’uno dell’altra in modo da porre fine alle loro più profonde angosce che riflettono quelle che in misure diverse affliggono ogni animo umano.

La stessa madame Verdurin reclama un’inadeguatezza di vivere, una profonda paura di non essere accettata dalla società, di trovarsi ai margini della Parigi che conta, di essere abbandonata e ancor peggio dimenticata dal resto del mondo.

L’indagine psicologica dei personaggi è lasciata all’uditorio che viene portato a conoscenza dei fatti dai protagonisti

che di volta in volta si fanno anche narratori; qualche commento a margine, qualche riflessione sono spunto di successiva indagine per chi vorrà in futuro approfondire la ricerca con una lettura diretta ed introspettiva o sono fonte di ritrovata memoria per chi già ha letto l’opera. Lo spettacolo mantiene un’aderenza puntuale agli accadimenti, replica fedelmente Proust dandone però una lettura quanto mai ironica e, proprio come lo stesso, risulta di non facile e immediata comprensione per la ricchezza verbale, la complessità sintattica che prende vita dalla necessità di una ridondanza di minuzie introspettive quasi maniacale.

Gli attori interpretano i personaggi ma allo stesso tempo, strizzando l’occhio allo spettatore, ne calcano i difetti, le stranezze, sbeffeggiandone le manie e le abitudini; non si prendono troppo sul serio perché non sono realmente loro ad essere sotto indagine. La realtà che portano in scena è eco di un passato lontano, solo i sentimenti sono destinati a replicarsi all’infinito, identici, immutabili, nella parte più profonda e nascosta di ognuno di noi.   Forse pleonastico ma doveroso sottolineare l’eccezionale bravura degli interpreti, mai scontata e senza dubbio rara a tali livelli.

Postilla necessaria sulla scelta delle musiche che, sarà per la cornice d’eccezione, creano momenti di quell’intima bellezza per cui la ragione non serve a percepirli.

Author: admin

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